DEATH VALLEY. Dalla Terra alla Luna

July 8, 2016

You have never really seen the stars till you have seen them in Death Valley...


Sono arrivata alla Death Valley che era buio.

Ho attraversato il deserto e viaggiato per 238 miglia a bordo di una fiammante Hunday Santa Fe 4x4 color ruggine noleggiata all'aeroporto di Los Angeles. Io, Simona e Mary eravamo elettrizzate. Il countdown era finito.

A LA iniziava ufficialmente la nostra avventura on the road negli States. 
Ci separavano centinaia di miglia dalla nostra destinazione. E l'unica sosta fatta è servita solo per renderci davvero conto di dove finalmente fossimo...e per rifocillarci con caffè americano, bevande vitaminizzate e pringles in uno store - che era tutto ciò che c'era - lungo la via.  
Mary ha guidato sfruttando per molto tempo la luce del sole che qui, d'estate, tramonta molto tardi. Quel giorno, alle 9 di sera, c'era ancora luce mentre il cielo sul deserto del Mojave iniziava a tingersi di rosso e di rosa. 

Avevo scelto un posto particolare dove dormire, proprio dentro la Death Valley: lo Stovepipes Wells Hotel. Desideravo svegliarmi all'alba e trovarmi di fronte l'immensità del deserto. Nel parco ci sono solo due posti in cui si può pernottare: il nostro e Furnace Creek, che segna l'ingresso nella Valle della Morte e che è a circa mezz'ora di macchina più giù lungo la State Route 190.
Ma Stovepipes ha una cosa unica e straordinaria: è proprio sulle Mesquite Flat Sand Dunes, una delle attrazioni più belle del parco. Dune di sabbia dorata che si perdono a vista d'occhio e che rendono spettacolare tutto il paesaggio.
Quando sono arrivata a Stovepipes e sono scesa dalla macchina ho avuto l'impressione che qualcuno mi stesse puntando un phon in faccia! Intorno era buio pesto ed era già tutto chiuso (ristorante incluso!) e solo ogni tanto, mentre attendevamo le chiavi della camera, arrivava qualcuno in reception a  prendere enormi buste di ghiaccio...per affrontare il calore della notte.

Ricordo quella sera come fosse ieri: noi tre, adrenaliniche e in fibrillazione per quello che ci aspettava, ce ne siamo andate in camera, abbiamo infilato i costumi e, quasi a mezzanotte, ci siamo tuffate in piscina godendoci - in una pace assoluta - un bagno stupendo, in mezzo al nulla, sotto la luce accecante di ogni stella del cielo.

Ci siamo svegliate all'alba per tre motivi: non vedevamo l'ora di iniziare, non ci vedevamo più dalla fame, le temperature della DV ad agosto arrivano - tra le 11 e le 15  - a 55 gradi. Quindi bisognava iniziare presto!!!

Vedere l'alba è stato bellissimo. Alle 6 il riflesso del sole sulla sabbia bianca ci ha abbagliato la vista.

Di fronte all'Hotel c'è un emporio con una stazione self service per il rifornimento della benzina, un vecchio carro western di quelli trainati dai cavalli e staccionate old style. Uno scenario surreale, pensavo, mentre andavamo a fare colazione al Saloon dove abbiamo mangiato ogni ben di Dio della cucina americana!

Chi viene qui spesso sottovaluta il caldo della Valle. Invece bisogna stare attenti perché è il posto più caldo di tutti gli Stati Uniti ed è importante avere qualche accortezza: svegliarsi presto e iniziare il giro all'aba per evitare di ritrovarsi a combattere contro i 50 gradi, per esempio; fare una bella scorta d'acqua; se si è in compagnia - cosa consigliabile sempre - mettere un cellulare al fresco per evitare che vada in tilt per il calore e, soprattutto, fare benzina! Ecco, noi abbiamo fatto tutto, e alle 7 siamo partite.

Il Parco Nazionale della Death Valley è immenso. Ha una superficie di quasi 14 mila kmq ed occupa una porzione enorme dello stato della California. Solo in piccola parte sconfina nel Nevada. Questa sua vastità costringe tutti a fare una scelta tra le cose da vedere. E se c'era una cosa che proprio non volevo perdermi erano le dune di sabbia. Dite quello che vi pare: per me non esiste nulla di più affascinante e misterioso del deserto di sabbia.

Le Mesquites con le prime luci del sole sono splendide. Noi ci siamo incamminate per un po' sulla sabbia. La sensazione di leggerezza che si ha mentre si cammina sulle dune è fantastica. Sembra di essere nelle sabbie mobili e in alcuni punti non è stato facile tenere l'equilibrio. Se siete stati nel Sahara, per esempio, vi assicuro che la sensazione è esattamente la stessa. Con la differenza che qui la sabbia è chiarissima e che intorno ci sono strani alberi brulli che attribuiscono a quest'area fantasma un fascino ancora maggiore.  

La strada verso Furnace è molto bella. Lì c'è il Visitor Center, ed è praticamente l'ingresso alla valle. Si paga una tassa d'accesso di 25 dollari per ogni macchina in cambio di una mappa e qualche informazione.  

Quel giorno sapevamo che avremmo visto soltanto una parte della Valle della Morte, perché per la sua immensità ci vogliono due giorni a girarla tutta. Noi avevamo deciso di concentrarci sull'area di Furnace, che da molti è considerata la più interessante. E che in effetti ci ha disarmate per la sua immensità e la sua bellezza. 

La varietà di colori, e di paesaggi spesso lunari, di terra mista a sabbia, e a roccia, e poi a sale, in una landa sconfinata, a tratti infinita è qualcosa di straordinariamente eccezionale. 
Andavamo a velocità ridotta per godere di tutto ciò che c'era intorno a noi. Vagare nella Death Valley senza meta ha un sapore unico. Per un po' l'abbiamo fatto ma a un certo punto, mappa alla mano, abbiamo iniziato.

Il percorso è semplice. A Furnace c'è una deviazione, noi abbiamo iniziato imboccando la Badwater Road, sulla destra.
La nostra prima tappa: il Golden Canyon, con le sue splendide montagne e i canyon dipinti dei colori dell'oro dal sole. Al Canyon c'è un bel trail da fare. Noi ne abbiamo fatto solo un pezzo, scalando e arrampicandoci dove potevamo tra rocce e pareti. Sulle rupi scoscese del Golden Canyon si può godere di tutti i colori dell'oro misto alle sfumature d'arancio e fino al giallo intenso. Uno scenario bellissimo. Tutt'intorno, manco a dirlo, il deserto.

Proseguendo più giù, un altro posto meraviglioso. Un paesaggio lunare, un'immensa distesa di rocce e di sale erose dal vento e dalle violenti piogge nel corso dei millenni. Lo chiamano da sempre Devil Golf Course perché si dice che solamente il Diavolo potrebbe giocare a golf in un posto del genere. Un'area stupenda, al limite dell'inverosimile, dove spiccano pinnacoli di sale - su cui è difficilissimo se non impossibile camminare - e che abbiamo osservato a lungo e in silenzio. 

Tornate in macchina abbiamo guidato fino al posto che desideravo vedere di più. Lungo la strada c'è una deviazione per Natural Bridge ma abbiamo tirato dritto. Il caldo cominciava a farsi sentire e le cose da vedere erano ancora molte.

In una manciata di minuti mi sono ritrovata davanti lo spettacolo che mi aspettavo. Badwater Basin è il punto più basso del Nord America: -86 metri sotto il livello del mare. Una distesa bianca di oltre 8 km di saline e cristalli di sale. Una meraviglia della natura. Sono scesa dalla macchina e non riuscivo a dire una parola...Un posto caldissimo, il più cocente del parco, il più visitato, il più fotografato. Quello che mi ha dato la consapevolezza assoluta di dove fossi in quel momento...camminare su quella lunga distesa di sale, nel silenzio, mi ha emozionato, davvero...
La depressione prende il nome di Badwater, il grande letto del lago preistorico Manly oramai prosciugato. I colori e il silenzio di questo posto, nonostante sia sempre pieno di gente, sono magia pura. E l'atmosfera è incredibile...

Da Badwater siamo tornate indietro, destinazione Artist’s Drive, una strada fantastica che è una vera palette di colori. Un saliscendi stretto tra canyon rosa, gialli, rossi, arancio, malva, verde e viola. Un arcobaleno spennellato ad arte. Attenzione a prendere la strada nel verso giusto. La Artist's si imbocca dal basso. E' una strada oneway che vi trovate sulla destra mentre risalite da Badwater. Se ci andate, percorretela lentamente, fermatevi nei diversi punti di osservazione e godetevi la bellezza di questo paesaggio straordinario che cambia colore ad ogni angolo.

Una volta arrivate alla deviazione di Furnace, ci siamo immesse nuovamente sulla H-Way 190 per raggiungere un altro posto speciale di questo "mondo a parte": lo Zabriskie Point che forse è anche quello più celebre con i suoi colori che sono lontani anni luce, anche qui, da quelli della terra. 
Le colline di Zabriskie, che ispirarono registi e autori, sembrano piccole dune di spuma rocciosa che svettano verso l'alto incrociandosi l'una con l'altra, dominando interamente la valle. Null'altro da dire se non....meraviglioso!

Momento di meditazione, relax assoluto e di nuovo in macchina....

Restava ancora una cosa da fare. Raggiungere la vetta più alta, quella che permette di vedere nella sua totalitaria bellezza la Valle della Morte: la Dante's View, che si erge a quasi a 1700 metri di altezza sul parco.
Lungo la strada abbiamo scattato qualche foto al Twenty Mule Team Canyon, altro splendido luogo che deve il suo nome ad una spedizione di Borace (di cui la valle è estremamente ricca).
La Dante's View è un po' come la fine di un viaggio, una sorta di arrivo al traguardo, con quel senso di gioia e di felicità assoluta per avercela fatta ma anche con quel velo di malinconia che segna il termine di una straordinaria avventura. La vista sulla valle è uno spettacolo per gli occhi e per l'anima. Come tutta la valle in fondo...

E quando ci penso, mi viene in mente che quel deserto così arido, così assoluto, è stato capace di irrigarmi il cuore...

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Melania Bifaro | Giornalista | Travel Blogger

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