SINGAPORE. Chinatown e Little India, le vecchie tradizioni e i quartieri misti

October 3, 2016

Singapore...città bellissima in cui ho lasciato un pezzo di cuore e della quale ho già avuto occasione di parlare in un mio post diverse settimane fa. Ma Singapore è una città immensa che necessita di essere "affrontata" e raccontata più volte perché il rischio sarebbe, altrimenti, di darne una visione riduttiva rispetto alla sua reale bellezza e maestosità. 

Tra i vari quartieri della città, un discorso a parte sento di doverlo fare per Chinatown e Little India. Dopo il mio girovagare, dopo aver studiato Singapore a lungo prima ancora di partire ed averla scoperta e vissuta in quattro giorni - davvero pochi per un posto come questo che invece merita molto di più di una semplice visita - ecco, io credo di poter dire che questi due quartieri rappresentano davvero il cuore di Singapore, secondo me. 
Inizio con Chinatown, quartiere che mi ha affascinato molto ma che non ho trovato molto originale. In ogni Chinatown del mondo che ho visto alla fine ho ritrovato sempre - più o meno - le stesse cose. Per questo sento di dire che in questo posto,
trovandomi realmente e per la prima volta in Oriente, ho sentito un po' la mancanza di autenticità. Come dire...mi aspettavo qualcosa di più, qualcosa di non visto già altrove. In ogni caso, nonostante questa personalissima impressione, il quartiere è veramente bello e ha tutte le particolarità tipiche, e anche molto accentuate, della Chinatown che chiunque si aspetta. Nella mia passeggiata pomeridiana ricordo la folla impazzita di persone nei negozi e per la strada, le botteghe che vendevano finti batik di seta, oggetti strani che avrei guardato per ore e che non avrei mai comprato ( e infatti non l'ho fatto!), vetrine di vecchie erboristerie mediche che avevano in esposizione barattoli di vetro con dentro qualunque cosa, anche serpenti ed insetti. Una cosa allucinante, a tratti davvero troppo lontana dalla nostra realtà....

E poi, ovunque, quell'incessante odore di fritto per la strada e di pentoloni di riso bollito che servono insieme ad ogni tipo di pietanza. Mi divertiva osservare le contrattazioni tra cinesi e turisti, le bancarelle con un'esposizione assurda di qualsiasi cosa inutile esista sulla faccia della terra e che, invece, in quel momento, solo perché sei a Singapore, ti sembra utile e introvabile e vuoi comprarne dieci pezzi e portarli a casa: dalle bacchette di legno ai pupazzetti di gomma, ai giochini cinesi da tavolo.

In fondo, resto dell'idea che queste siano poi le cose da vedere quando si va all'estero, quando si approccia con culture e popoli così diversi da noi. E' ciò che rende il mondo bello ed esclusivo.   

Tra le varie bancarelle, ho apprezzato molto quelle che vendevano cibo, nonostante i forti odori. Sono una golosa e mi incuriosisce molto la cucina etnica, di cui sono anche profondamente appassionata. E quindi mi sono fiondata sotto un capannello che sfornava i bamboo - oddio, che buoni - che altro non sono che piccoli dolci di zucchero e bamboo ricoperti di farina di cocco colorata, serviti bollenti. Una delizia che, con i miei amici, abbiamo comprato proprio a Pagoda Street, la strada principale del quartiere, il luogo in cui c'è il maggior movimento in assoluto di ogni cosa: negozi, bar, ristoranti e...soprattutto persone!

Ma i quartieri hanno di bello la tradizione religiosa, viva, forte, realmente sentita da queste parti. A Chinatown tra le cose più belle da vedere c'è lo Sri Mariamman, al 244 South Bridge Road, il più antico tempio indù della città, risalente al 1827. Il tempio era conosciuto come Mariamman Kovil o Kling Temple Street, e fu costruito da immigrati provenienti dai distretti di Nagapatnam e Cuddalore nel Sud dell'India. E' un luogo particolare dedicato alla dea Mariamman, molto conosciuta per il suo potere nel curare le malattie. Via le scarpe all'ingresso del tempio, spalle e capo coperto per noi ragazze e siamo entrati tutti insieme per ammirare la statua della Dea. Inutile dire che il tempio è molto bello e suggestivo e lascia davvero senza parole. Siamo entrati tra canti e suoni, mentre era in corso una particolare celebrazione con i sacerdoti che offrivano frutta e fiori alle divinità, in una specie di scenario surreale di draghi dorati, candele e incensi.

Un altro posto che devo necessariamente segnalare è, come detto, Little India. Io adoro gli indiani, sono affascinata dalla loro gentilezza, dal loro sorriso, dalla loro estrema timidezza. E mi ha incuriosito vedere il loro mondo. Little India è un quartiere sempre affollato, pieno di gente che passeggia silenziosamente - e me ne sono chiesta il perché - tra negozi di souvenir, botteghe che preparano collane di fiori per i riti induisti e piccoli bar arrangiati e mimetizzati nei vicoletti dove si lavora la canna da zucchero che diventa un succo delizioso.

Sul discorso del silenzio mi sono data poi una spiegazione, che mi hanno confermato in hotel. Gli indiani sono tranquilli, pacati. Una popolazione che lavora senza quasi proferire parola, senza esclamazioni. Impensabile per noi occidentali. Eppure qui è così. E quando i turisti arrivano nel quartiere avvertono come una sorta di soggezione che porta tutti, inevitabilmente, a rispettare questo silenzio.

Anche Little India è famosa per i suoi templi. Tanti, bellissimi, direi emozionanti.
Quello che mi è piaciuto di più, che ritengo sia il più affascinante, e che è d'obbligo vedere se si viene da queste parti, è lo Sri Srinivasa Perumal Temple: grande, colorato, poco frequentato. Lo trovate al 397 Serangoon Road. Anche qui siamo entrati, ancora una volta, in silenzio e abbiamo assistito ad un nuovo rito tra fumi, candele e preghiere.

La verità è che Singapore è la città dei templi, è piena di luoghi sacri e di pagode che è impossibile non visitare. In quei quattro giorni in città abbiamo dedicato molto del nostro tempo alla visita di tanti luoghi sacri. Dallo Sri Veeramakaliamman, tempio indù dedicato alla Dea Kali, pieno di Budda d'oro e colori brillanti tra il giallo e il rosso, al Kwan Im Thong Hood Cho, tempio tradizionale cinese ubicato a Waterloo Street, al Thian Hock Keng, uno dei più antichi e più importanti templi di Singapore, ed è il luogo in cui i cinesi vengono a rendere omaggio alla Dea del Mare per ringraziarla dei loro viaggi sicuri. E poi ancora il Buddha Tooth Relic Temple, il Tempio di Shree...

Insomma, ciascuno con la sua storia, la sua architettura bizzarra, i suoi colori e le enormi statue dorate. 

Ammetto che per il mio primo approccio con l'Asia avevo scelto appositamente di trascorrere i miei primi giorni concentrandomi solo su determinati quartieri, e tra questi c'erano proprio Chinatown e Little India ma anche Clarke Quay e Marina Bay. Come dire, il vecchio e il nuovo, la tradizione e la modernità. Le due facce della stessa città. Mi spiace non essere riuscita a vedere diverse altre cose ma Singapore è una città immensa e non si può pretendere di vederla tutta in pochi giorni. So che ci tornerei ad occhi chiusi, per quanto è bella e per le opportunità che offre. Soprattutto vorrei vedere i Giardini Botanici che dicono essere meravigliosi.  
Ho un ricordo vivo di quella metropoli che mischiava la modernità con la tradizione, della gente che camminava per strada attaccata ai muri per ripararsi dal sole e dagli occhi indiscreti, dei residence super moderni e terrazzati che sembravano giardini tropicali, e venti metri dopo, dietro l'angolo, di quei panni stesi ai palazzi che mi riportavano con la mente a molti quartieri periferici dell'Italia. 

Ho preferito concentrarmi, invece, su attrazioni un po' fuori dai percorsi comuni. Mi sono persa nella città e ho ritrovato la strada emozionandomi di fronte a cose che non avevo programmato di vedere.
Se devo essere sincera, in quel lungo viaggio in Asia tra città, mare, giungla, villaggi e un numero infinito di templi, sono entrata così dentro la cultura orientale che me ne sono perdutamente invaghita....e oggi, a pensarci, ripeterei la mia scelta altre cento volte!

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Melania Bifaro | Giornalista | Travel Blogger

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