NEW YORK. Roosvelt Island, l’isola delle Quattro Libertà

October 7, 2016

La mia prima volta a Roosveelt Island? Fantastica.

Ho scelto settembre (di quest'anno, ero lì solo qualche giorno fa...) per vederla perché l’isola è da vivere interamente all’aria aperta, a piedi, con tanto di passeggiata nel parco dedicato al presidente Roosvelt, area verde curatissima che punta l'occhio a Sud di Manhattan e da cui si possono ammirare, lungo East River, i grattacieli di Midtown che svettano fieri nel cielo newyorchese.

Ho qualche amico a NY e uno di loro, in particolare, ogni volta che ci vediamo quando sono lì mi chiede "your plan", nel senso che si diverte un sacco - e io pure - a sentire l'elenco di tutte le cose nuove che vedrò durante la mia permanenza nella Grande Mela. La verità, e questo è solo per raccontare un aneddoto divertente prima di iniziare, è che lui - come la maggior parte dei newyorchesi che vive a NY - in certi posti non c'è mai ancora nemmeno andato. Perché non ha tempo o semplicemente perché non ci ha mai pensato.

Comunque, detto questo, ho scelto di vedere Roosvelt Island in una splendida giornata di sole partendo dalla mia casetta di Chelsea (delizioso appartamento che ho trovato su Airbnb, che oramai non sostituisco con niente altro) e rigorosamente a piedi. Dalla 24th ho imboccato la Settima, la mia bella Fashion Ave che però in questi anni - la dico tutto - è un po' peggiorata e abbandonata a se stessa, anche nell'area di Chelsea che, per eccellenza, è uno dei quartieri più vip della città.

Ho poi tagliato verso la Sesta e la Quinta (passando per Times Square, il Rockfeller Center e Byant Park) e all’angolo con Central Park ho deviato sulla Seconda Avenue. Ecco: al corner tra la Seconda Avenue e la 60th ho preso la mia metrocard e mi sono messa in fila per salire sulla Roosvelt Island Tramway.

Perché la prima cosa bella da fare, quella essenziale, quando si va a Roosvelt Island è prendere la Cable Car che attraversa l’East River e da cui si gode – anche se solo per 7/8 minuti, 15 in totale se fate come me sia andata che ritorno invece di scegliere la subway – di una meravigliosa vista su Manhattan e il Queens.

La Cable Car costa quanto una corsa in metro ma stiamo parlando del nulla: salire sulla funivia resa famosa da Spidermar, volare nei cieli di Manhattan sospesi nell'aria a oltre 70 metri tra fiume-città-cielo, osservare lo skyline di Midtown costeggiando il Queensboro Bridge…e vabbè, non ha prezzo.

La Cable Car, come detto, prende il biglietto della metro, fa più di 100 viaggi al giorno da e verso la city, resta chiusa solo nella fascia oraria notturna che va dalle 2.30 alle 6.30, e ha una capienza – per ogni viaggio – di 110 persone! 

La funivia è sempre piena di gente. Ad andarci si incontrano un sacco di americani che vanno e vengono dalla città ma è molto spesso - specie nel week end - sovraffollata di turisti che fanno semplicemente il giro solo per gustarsi il panorama e senza nemmeno scendere a Roosvelt! Peccato, direi! Perché una passeggiata almeno, quest’isola, da cui si vede perfettamente anche il Palazzo di Vetro (il Palazzo dell’Onu), e non solo, la merita tutta.

Tra l'altro, se molti diplomatici vivono qui (e pare ci abbia vissuto anche la bionda Sara Jessica Parker di Sex&City  prima di trasferirsi al Village)...ci sarà pure un motivo.

La vista in funivia, dall'alto, è davvero bella e si ha una panoramica completa dell'isola.

Roosevelt Island è una striscia di terra lunga poco più di tre chilometri adagiata nell'East River tra Manhattan e il quartiere del Queens. E’ un’isoletta davvero piccola che si gira a piedi in due ore o poco più e che dà la sensazione di essere lontani da Manhattan milioni di anni luce: via il traffico, zero rumori e silenzio quasi assordante.

Quella giornata di fine settembre ho sofferto un caldo incredibile ma l'entusiasmo e la vista sul fiume mi hanno aiutata a tollerare meglio la temperature bollenti di NY. 

Scesa dalla funivia, mi sono ritrovata davanti un immenso cantiere. Qui, in poco tempo, ci sarà un centro commerciale, un nuovo quartiere residenziale e la sede del Campus! Proprio nel centro dell'isola. E qualcosa mi fa pensare che Roosvelt Island non sarà più così tranquilla tra qualche anno.

Dopo essermi fermata a guardare un po' di gente presa da varie attività sportive in un grande prato che guarda verso il Queens, mi sono avviata verso il lungofiume, a Sud dell’isola, direzione Franklin Roosvelt Four Freedoms Park.

La passeggiata è davvero magnetica: si costeggia il fiume e lo sguardo e i pensieri si perdono nella bellezza dei grattacieli di Midtown. Il viale è pieno di alberi che fanno ombra alle panchine dalle quali si gode di una splendida vista sulla città, e fantasticamente utili nei giorni di caldo per ripararsi dal sole e gustarsi uno spuntino a ora di pranzo.

Alla fine della passeggiata, poco più di dieci minuti, si arriva all'ingresso del parco dedicato al presidente, che è bello e ben curato. E’ stato inaugurato appena 4 anni fa e nella sua parte finale, in punta, consente una spettacolare vista su Manhattan, Long Island City e il Queens.

Dentro il parco, disegnato dall’architetto Louis Kahn, c’è un vecchio e splendido edificio, completamente chiuso ed inaccessibile ma che è perfettamente visibile a tutti: lo Smallpox Hospital che un tempo ha ospitato tutti i malati di vaiolo nell’area di New York. L'edificio ha subito nei secoli moltissime trasformazioni. Fu aperto nel 1856, quando l’isola ancora era conosciuta come isola di Blackwell (e prima ancora aveva cambiato almeno altri tre o quattro nomi). L'ospedale divenne fondamentale nel 1875 quando il vaiolo di diffuse a macchia d'olio a New York e i malati venivano trasportati sull'isola e ricoverati in isolamento perché questa, all'epoca, sembrò essere la decisione migliore, la più saggia. Poi divenne una scuola per la formazione degli infermieri, dopo ancora un Charity Hospital (di quelli che accolgono malati e barboni che non possono permettersi assistenza e ricovero). 

Dopo ben 100 anni l’ospedale fu definitivamente chiuso e rientrò nella lista degli edifici storici di New York.

La struttura è affascinante, è circondata da una distesa di prato e attualmente è in corso la sua ristrutturazione per poterla restituire alla città.

Una passeggiata in questo parco rinfranca lo spirito. Proseguendo, dinanzi a me ho trovato una lunga distesa di prati e di verde e, nel bel mezzo del percorso, sculture, giardini e marmi. Durante il giorno non c'è tantissima gente, si affolla soprattutto a ora di pranzo quando le persone, specie d'estate, vengono a fare un break e a ricaricarsi. 

Una cosa che sento di puntualizzare è che il parco, libero e pubblico e aperto 6 giorni su 7, è stato costruito per rendere omaggio al discorso di Roosevelt sulle Quattro Libertà che il presidente tenne nel 1941 al Congresso degli Stati Uniti d’America. E la parte finale - completamente a lui dedicata - ha una forma triangolare ed è il luogo in cui c'è il memoriale dedicato al presidente. Una scultura bellissima: il volto di Roosvelt in bronzo, realizzato dallo scultore Jo Davinson, che riflette il sole e la luce dei marmi bianchi e che domina interamente il piazzale.

Alle spalle della nicchia in granito che protegge l'opera, sono scolpite le parole del suo discorso pronunciato davanti al Congresso. All'epoca, l'America non era ancora entrata in guerra e Roosvelt spiegò che i sacrifici fatti dai cittadini dovevano giustificarsi con l'unico scopo di dare vita ad un mondo basato su quattro imprescindibili libertà fondamentali: la libertà di parola e di espressione, ovunque essa fosse; la libertà di culto e di venerare Dio a proprio modo, in ogni parte del mondo; la libertà dal bisogno in modo che accordi economici internazionali garantiscano una vita pacifica e felice a tutti i cittadini del mondo. Infine, la libertà dalla paura....che oggi...è la libertà che sentiamo e vorremmo tutti e che vuol dire semplicemente, ora come allora, riduzione universale degli armamenti in modo che nessun paese più, mai più, sia capace di aggredire ed entrare in guerra con il suo vicino, in qualsiasi parte del mondo.

E oggi, a distanza di moltissimi anni, il sogno di Roosevelt per un mondo migliore ancora vive, fortemente, ed è e resta ancora il sogno per l'America...

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Melania Bifaro | Giornalista | Travel Blogger

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