SENEGAL. L'isola di Gorée, una cartolina dal mare

January 11, 2017

Una mattina, durante il mio viaggio in Senegal, abbiamo lasciato il villaggio per raggiungere Gorée, l’isola profumata di mare che si vede dalla spiaggia di Dakar. Un breve viaggio in battello separa la costa della capitale senegalese da questo piccolo gioiello patrimonio dell’Umanità.

Tre chilometri sono pochi, pochissimi. Ma diventano davvero molti se il mare è mosso.  E quella mattina il mare era un po’ arrabbiato, e per una come me che il mare lo sente eccome...quella manciata di minuti sono diventati un'eternità.

Ma la sofferenza è stata ripagata appena ho messo piede sull'isola. Gorèe ha tutti i colori della festa, un mare stupendo, le spiagge piccole e riparate dal vento con la sabbia bianca e piene di conchiglie, e una storia importante e antica.

E poi il sorriso delle persone, il profumo di fiori nell’aria e di pesce fritto davanti ai ristoranti, le case basse, le barche colorate adagiate sulla spiaggia.

Ecco, ho pensato: Gorèe è la cartolina che mi aspettavo di vedere.

Da Dakar a Gorèe ci vogliono, come detto, solo pochi minuti. Lo sbarco è al porticciolo dell’isola dove, al nostro arrivo, abbiamo trovato la spiaggia invasa dai bambini che l’avevano trasformata in un campo da calcio. Tutto intorno c’erano barche colorate e si intravedevano casupole con i muri di tufo ricoperti di bellissime bouganville rosa e viola, bancarelle su cui ho visto – e comprato – splendidi monili artigianali e di pelle e cuoio realizzati dalle donne del villaggio dell’isola, e una serie di piccole e deliziose taverne sul mare che mandavano fuori un odore di cucinato buonissimo.

I senegalesi sono molto socievoli, soprattutto da queste parti, forse un po’ meno a Dakar dove tutto procede molto più in fretta. E anche se all’epoca questa terra era, ieri come allora del resto, ancora un paese in cui la gente non era assolutamente abituata all’arrivo di turisti occidentali, io ho trovato un’accoglienza davvero straordinaria. Il sorriso di queste persone, soprattutto dei bambini, me lo porto dentro e mi torna in mente come se fossi rientrata ieri…

Credo che oggi sia ancora così. Che a distanza di 8 anni sia rimasta ancora quella sana genuinità che non ho trovato in altri paesi dell’Africa, forse troppo stretti nella morsa del turismo.

Perciò, se avete voglia di congiungervi con l’anima vera del continente nero, dovete venire qui. In questo posto dove tutti si rendono disponibili anche a passeggiare insieme a voi e a raccontarvi la storia di quest’isola. 

A patto però, e questo non dimenticatelo mai, di ricevere una piccola mancia a fine giornata.

L’isola è, ahimè, molto conosciuta per l’antica tratta degli schiavi. Gorèe era nota ovunque con un nome che si porta ancora dietro come un marchio a fuoco sulla pelle: “la porta dell’inferno”. Proprio nel cuore dell’isola c’è la Maison des Esclaves, la casa degli schiavi dalla quale sono transitati milioni di uomini e donne africane strappati alle loro origini e resi schiavi in Sud America e nei Caraibi. Uomini e donne che erano costretti a lavorare per quasi 14 ore nei campi di cotone e di canna da zucchero. Una storia commovente che ha segnato la vita di questo posto, di chi ci ha abitato ed ha vissuto il dramma di quegli anni.

Oggi, di quelle prigioni, non resta che un museo che fa rivivere il loro viaggio, la loro detenzione in schiavitù, le armi che venivano usate. Se parteciperete ad una visita guidata - ed  è una cosa che vi consiglio vivamente - fatevi mostrare la porta sul mare dalla quale gli schiavi venivano imbarcati sulle navi o buttati in mare se ritenuti troppo deboli per lavorare.

Sono certa che, come me, resterete in silenzio lì davanti immaginando ogni cosa.

Gorèe è un piccolo lembo di terra, è poco più di un chilometro di lunghezza e si gira ovviamente a piedi. Le casine all’interno dell’isola sono in tufo e pietra lavica. Molte sono sul mare, direttamente sulla spiaggia.

Nelle stradine del villaggio potreste avere la fortuna di trovare delle belle e originali esposizioni di artisti locali. Dai dipinti su tela a quelli sulle foglie, alle sculture in legno. A Dakar quando si parla di Gorèe la si ricorda come l’isola dell’arte perché sembra che da queste parti si sia sviluppata la comunità più florida di artisti senegalesi, ispirati forse dall’atmosfera rilassata e leggera dell’isola. L’avreste detto?

Molto carino è anche il Museo della Donna. Noi ci abbiamo fatto un salto per andare a vedere gli antichi strumenti femminili da lavoro. Lì vicino, trovate anche il Laboratorio biologico del mare con 750 specie di pesci e 700 di molluschi.

Tra i giri vari, prima di rientrare, ci siamo concessi un pranzo in una delle taverne del porto. Come dire che sarebbe stato impossibile resistere a quei profumi. Ma la cosa più carina l’abbiamo fatta in attesa dell’arrivo della barca: abbiamo preso qualche bibita ghiacciata e ce ne siamo andati sulla spiaggia al porticciolo a fare il tifo per le due squadre di piccoli calciatori del paese.

Poi, finalmente in relax, ci siamo appoggiati con la schiena sulle barche capovolte e abbiamo ascoltato a lungo  i canti e le percussioni di tamburi djembe. Se non lo sapete, e non lo sapevo nemmeno io allora, l’isoletta oltre ad essere il nido degli artisti senegalesi è anche piena di gruppi di percussioni, come gli Africa Djembé appunto, che da anni conservano la tradizione della musica e dalla danza tradizionale di Gorèe.

Una bella spiaggia, buona musica e l’inizio di un tramonto sul mare.

In fondo, cosa si può desiderare di più?
 

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Melania Bifaro | Giornalista | Travel Blogger

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