THAILANDIA. Koh Lipe, l'isola corallina al confine con la Malaysia

February 8, 2017

Sono stata a Koh Lipe soltanto due giorni. Pochi per poter vivere pienamente tutta la bellezza e la semplicità di quest'isola. Ma giusti per lasciarmi incantare da questo piccolo lembo di terra al confine con un altro paese meraviglioso che ho molto amato e in cui presto – spero – di poter tornare, la Malaysia.

L’isola di Koh Lipe, vent’anni fa ancora quasi completamente sconosciuta al turismo di massa e oggi, invece, meta gettonatissima e super affollata da persone di tutte le età in quasi ogni momento dell’anno (le isole del mare delle Andamane da Maggio a Ottobre sono praticamente chiuse per la presenza di monsoni), è la perla del Tarutao National Marine Park, probabilmente una delle destinazioni di mare più belle ed esclusive della Thailandia. Il parco comprende un arcipelago di oltre 50 isole coralline, molti sono semplicemente isolotti disabitati ma i tre principali, Taruato, Adang e Lipe appunto sono facilmente raggiungibili con motoscafi veloci da Trang, Pakbara e anche direttamente dalla Malesia, dall’isola di Langkawi.

Lipe resta in ogni caso l’isola per eccellenza dell’arcipelago, sia per le sue spiagge che per le strutture ricettive, molte e belle, oramai presenti ovunque. E nonostante l’invasione umana raggiunga picchi altissimi da Dicembre ad Aprile, Koh Lipe resta ancora il luogo paradisiaco che molti sognano.

Perché è un’isola a misura d’uomo, perché si può girare a piedi dimenticando biciclette, motorini, piccoli taxi (sebbene presenti in abbondanza), e perché è dentro un parco naturale che rappresenta ancora uno straordinario spaccato di natura vergine in cui è possibile anche godersi, se si è fortunati, uno spettacolo unico al mondo: le tartarughe marine che ogni anno tra Settembre e Aprile vengono sulle spiagge del parco di Tarutao a depositare le uova.

Sono stata in Thailandia una sola volta e in poco tempo ho dovuto tracciare il mio itinerario di viaggio. Ma mi è bastato vedere qualche fotografia e leggere qualcosa di questo posto per non avere alcun dubbio: Koh Lipe sarebbe stata la mia prima isola.

Così da Bangkok ho preso un volo, per qualche decina di euro con Air Asia, a Sud del paese facendo scalo in un posto che non avevo mai nemmeno sentito nominare, Hat Yai. Da lì, con un trasferimento privato organizzato da un’agenzia che ho trovato in rete dopo svariate ricerche e che consiglio a tutti per la precisione e la professionalità, la Pakbara Travel (con la preziosissima Sunma), ho raggiunto insieme al mio gruppo (eravamo in 16, mica noccioline!) il porto di Pakbara e, a bordo di una speedyboat della Bundhaya, siamo arrivati in un’ora e mezza a destinazione.

L’isola, dal mare, è splendida. Colpo d’occhio come mi aspettavo: mare cristallino e di un verde-azzurro intenso, spiaggia dorata, palme e fiori, e bellissime e colorate long tails, le tipiche imbarcazioni locali thailandesi, pronte a salpare verso le altre spiagge di Lipe e delle isole vicine.

Di Lipe (la chiamo così perché Koh vuol dire isola nella lingua locale) mi è piaciuta ogni cosa: le spiagge, il mare, la gente, l’atmosfera…

In particolare, le spiagge di sabbia chiara e soffice, insieme alla vivace vita colorata sottomarina, l’hanno resa più celebre rispetto alle sue sorelle. Tra l’altro, la presenza di tanti deliziosi baretti, ottimi ristoranti e splendidi resort sulle spiagge affollate di barchette e long tails la rendono pittoresca sotto ogni punto di vista.

Una zona tra tutte, quella più bella, la più scenica per le sue strutture, i colori e l’ingresso diretto sulla Walking Street, è Pattaya Beach.

Ed è proprio qui che ho fatto base, al Bundhaya Beach Resort. Carino, ben tenuto, direttamente sulla spiaggia (il ristorante è proprio sul mare), in realtà troppo caro per gli standard locali e per la struttura in sé ma con il grande vantaggio di essere praticamente attaccato al molo degli speedyboats.

Una nota importante: a Lipe non ci sono moli di attracco. All'arrivo, si scende direttamente coi piedi nell'acqua. Quindi: pantaloncini corti e hawaianas andranno benissimo per il viaggio.

La spiaggia di Pattaya è molto bella, lunga e sabbiosa e si può esplorare facilmente a piedi. Questo consente di prendere contatto più immediato con la rilassatezza e la natura incontaminata dell’isola, e di viverla pienamente sentendone i profumi, di riconoscendone gli odori, ritrovando sentieri e piccoli angoli che attendono solo di essere esplorati.

Oltre a Pattaya Beach, che definirei la spiaggia più frikkettona, dove ho passato molto tempo anche di sera a cena e per il dopo cena grazie ai baretti che offrono drink e spettacoli di fuoco fantastici sotto le stelle, ci sono altre due spiagge splendide.

La prima, Sunset Beach. E’ qui che in realtà siamo arrivati con la barca il primo giorno poiché a Pattaya c’era molto vento. Sunset, la spiaggia hippie, è ovviamente la spiaggia del tramonto, da vivere in romanticismo o in allegria con amici. Questo lato di Lipe è più frastagliato, ci sono piccole baie e anche alcune zone più rocciose. La spiaggia è ricca di baretti e si raggiunge a piedi, è piena di localini dove fermarsi per un drink di pomeriggio su un’amaca, su un cuscinone o sugli stuoioni di paglia. Anche qui è pieno di guesthouse e piccoli resort.

E poi c’è la spiaggia per eccellenza di Lipe, Sunrise Beach: una lunga lingua di sabbia bianchissima, candida come la neve, baciata dal sole al mattino, acqua azzurrissima, mare meraviglioso. E’ la spiaggia vip dell’isola, tra palme e resort, bar sul mare e cuscini sulla sabbia (anche qui) e dove ti senti figo e pure un po’ divo. Anche qui si arriva a piedi con una bella passeggiata che certo sotto il sole pesa un po’. Quindi se trovate un taxi è meglio.

Come accade in tante isole tropicali, anche qui c’è una bella concentrazione di vita. Oramai anche Lipe è al centro del mondo. Per questo anche qui c’è una strada in cui c’è tutto...! Molti la definiscono commerciale, invece io trovo che Walking Street sia deliziosa, vitale, energica e romantica insieme, piena di negozietti, localini e ristorantini, spa dove gustarsi massaggi ad ogni ora (del resto questo è possibile ovunque qui),  chioschetti dove mangiare il gelato a rullo caldo e la frutta tagliata al momento.

Una nota personale a parte merita Pattaya Beach di sera. I ristoranti sulla spiaggia cucinano pesce freschissimo e che ha un sapore eccezionale. Io che non mangio gamberoni, ne ho fatto una scorpacciata. Insieme anche a cannolicchi arrostiti, cozze, calamari e un pesce molto simile alla nostra orata che ha fatto impazzire tutti.

E per il dopo cena, Shy Bar ma soprattutto…Reggae Bar. Due serate lì, distesi sulle stuoie giganti, cuscino sotto la testa, occhi verso le stelle, rumore del mare e un Mai Tai tra le mani. What else?

Una nota curiosa la aggiungo. Lipe è coperta da foreste tropicali e da piantagioni di cocco, è il luogo in cui vivono i Chao Ley, i nomadi di mare, che parlano una lingua indipendente, pescatori per tradizione e oggi eccezionali guide per snorkeling e diving. Comunità che in realtà non sono riuscita ad individuare a Lipe ma che ho visto, piuttosto, un pomeriggio mentre ero in escursione in barca tra Koh Rawi (magnifica) e Koh Adang (deliziosa). Loro erano proprio lì, a Koh Adang, alla fine della spiaggia di Laem Sone, sotto le loro baracche che avevano retto alla tempesta della notte precedente, con i bambini che giocavano coi polli, le donne che cuocevano il riso con un pentolone adagiato sulla sabbia e gli uomini che tornavano dalla pesca…

In un paio di giorni, insomma, l’isola si gira tutta e anche bene, anzi volendo c’è tutto il tempo per concedersi una gita in barca. Io sono stata, come detto, a Rawi e Adang. Ho visto solo due spiagge ma mi è bastato per tornare estasiata, specie da Rawi. Qui c’è una bella barriera anche se la migliore resta quella intorno a Sunset Beach a Lipe. La sabbia è bianchissima e ho ritrovato una grande somiglianza morfologica con Tioman e le isole Perhentian in Malasya, nel Mare Cinese.

Tornando a Koh Adang, invece, ribadisco quanto sia isola selvaggia e incontaminata e non solo per la presenza dei Chao Ley. Una stazione del parco nazionale ha sede nella spiaggia di Laem Sone, stupenda lingua di sabbia bianca che curva vero la costa sud-est dell’isola. Sono rimasta lì diverse ore e avrei voluto trattenermi fino a sera ma non ho potuto perché quel pomeriggio si è scatenata una tempesta di pioggia e vento e siamo stati costretti a rientrare ma...dovete sapere che su quella spiaggia di Adang, quando si è fortunati, si può assistere, come a Maayafushi alle Maldive, al fenomeno della bioluminescenza del plancton sulla spiaggia. Una meraviglia della natura, che vedrò prima o poi....

E chiudo così questa mia breve avventura a Lipe, che ho vissuto anche se solo per poco e che mi ha regalato momenti magici, e in cui mi sono sentita davvero lontana da ogni cosa.

Lipe...l’isola che paesaggisticamente, per atmosfera e stile di vita è  quella che ho preferito di più tra Lanta e Phi Phi. L'isola assolutamente non economica, dove si spende molto per dormire-mangiare-comprare-girare rispetto agli standard Thai (di prezzo non di servizi, ovviamente) che ho trovato molto/fin troppo europei. Poi dipende molto che tipo di vita volete fare. L'isola in cui si deve prenotare per tempo per avere una buona struttura in cui dormire e magari ottenere una camera con vista mare. L'isola in cui ho fatto i massaggi migliori durante tutto il mio viaggio in Thailandia. L’isola che tre giorni è il tempo giusto per starci. L’isola in cui l’unico pensiero è crogiolarsi nel dolce far niente. L’isola in cui non dovete farvi mancare maschera e pinne perché è un peccato capitale non fare snorkeling alle isole del Tarutao. L'isola che incanta per il suo mare, le spiagge dorate e tropicali, i fiumi, le grotte e le cascate.

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Melania Bifaro | Giornalista | Travel Blogger

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