TEXAS. Il Sixth Floor Museum di Dallas, il museo dedicato a JFK

September 19, 2017

La parata, i sorrisi, la folla per strada che allunga le braccia per salutare il Presidente.

Poi, all’improvviso, gli spari, il terrore, la fuga, la confusione, la disperazione.

Dallas e il mondo non dimenticheranno mai quel 22 novembre del ’63 quando JFK perse la vita sotto un colpo mortale. Quel giorno, che ha segnato la storia d’America, è tutto raccontato – insieme alla storia della famiglia Kennedy e del presidente - al Sixth Floor Museum, ad Elm Street, nel cuore di Dallas.

Il presidente venne ucciso alle 12:30 mentre attraversava la città a bordo di una limousine cabriolet.

E quella X sull'asfalto di fronte alla Dealey Plaza, nella parte storica di West End, disegnata esattamente nel punto in cui JFK venne colpito dai proiettili, ancora oggi è meta di pellegrinaggio di chi viene in visita in città e lascia un fiore sul luogo in cui perse la vita il 35esimo presidente degli Stati Uniti.

Kennedy morì sotto un colpo esploso da una finestra del sesto piano di un edificio che guarda la piazza. L’edificio, che un tempo era un vecchio deposito di libri scolastici, fu usato come nascondiglio da Lee Harvey Oswald, ex militare ed attivista, che esplose tre colpi mortali verso l'auto presidenziale che attraversava la piazza con a bordo Kennedy e sua moglie Jacqueline.

Il Sixth Floor è il catalizzatore di tutta la storia e gli eventi che hanno coinvolto Kennedy e la sua famiglia e offre ai visitatori un percorso che inizia dalla campagna elettorale di JFK e traccia le tappe fondamentali della sua vita e della sua carriera politica, conclusasi tragicamente con l’omicidio.

Il building, come detto, tutto in mattoncini rossi, era un vecchio deposito e quando il Texas School Book Depository si trasferì nel 1970, molti cittadini sperarono fortemente che l’edificio venisse abbattuto. Invece, contrariamente ad ogni aspettativa, divenne la sede dell'amministrazione della contea di Dallas. Ma il 5° e il 6° piano restarono a lungo vuoti fino a quando non venne inaugurato il Sixth Floor Museum nel President’s Day dell’89.

Il museo è aperto tutti i giorni ma cambiano gli orari. Vi consiglio di verificare direttamente sul sito del museo, dove sono disponibili anche altre informazioni. Il lunedì, per esempio, giorno in cui ci sono stata io, il Museum apre le porte al pubblico alle 12. E francamente, quando sono arrivata, non credevo avrei trovato così tante persone.

Il biglietto costa 16 dollari e potete acquistarlo anche online. La visita si svolge liberamente e all’ingresso, prima di prendere gli ascensori, potete noleggiare un’audio-guida. Unica nota dolente: l’unica lingua non disponibile è quella italiana.

Io avevo scritto qualche giorno prima al Museo per ricevere qualche informazione prima della visita e devo dire che sono stati cordialissimi. Ci hanno atteso all'orario di apertura - eravamo in 5 e siamo stati puntualissimi - tra centinaia di persone riservandoci una calda accoglienza.

Il piano principale è ovviamente il sesto e visitarlo è semplice poiché basta seguire, tra la folla, una sorta di percorso obbligato tra foto, video, touch screen e documenti da sfogliare. Sappiate che qui non è consentito fare fotografie e riprese video, con cellulare o macchina fotografica. E’ assolutamente vietato.

Posso dire, invece, che io qualche scatto e un piccolo video sono riuscita a girarlo? Si tratta di immagini inerenti a quella tragica giornata. Il video è una riproduzione del percorso in auto del Presidente su Elm Street verso Daeley Plaza che descrive esattamente la dinamica e i tempi dell’omicidio.

E’ chiaro che nulla sarà mai reso pubblico.

Il Sixt Floor è emozionante, commovente. Racconta molto bene gli anni in cui Kennedy ha vissuto, anche se la parte più interessante del museo è quella che descrive i fatti dell’omicidio e quelli successivi.

Tutto il meglio è concentrato più o meno nella stessa zona.

L’area in cui c’è la finestra da cui Lee Harvey Oswald sparò al presidente è stata chiusa con dei cristalli e nel suo interno è riprodotta la scena del delitto: ci sono, infatti, grosse scatole di cartone dietro le quali Oswald si nascose per posizionarsi e compiere l’omicidio.

Tutto il resto del piano, invece, è libero ed è stato lasciato quasi completamente allo stato in cui era nel 1963. Accanto alla “scatola di cristallo” invece c’è la zona in cui si racconta la teoria della cospirazione.

E’ passato più di mezzo secolo da quel giorno e ancora oggi vivono le teorie secondo cui Lee Harvey Oswald non avrebbe agito da solo. I cospiratori continuano a ripetere che quel giorno c’erano più cecchini e, nel tempo, si è rafforzata l’idea che altre persone siano state coinvolte nell’assassinio.

I racconti, i video, gli articoli che trovate nel museo sono molti e molto convincenti. Ed è facile, dopo la visita, uscire dall’edificio con molti dubbi su chi abbia veramente ucciso Kennedy.

Per raccontare brevemente i fatti, il rapporto stilato dalla Commissione Warren, appositamente costituita per indagare sulla morte di JFK, è rimasto per i primi anni dopo l’omicidio l’unico documento attendibile e veritiero. Eppure, in breve tempo, a seguito di forti sondaggi d’opinione che sostenevano la tesi del complotto, fu creato un nuovo organo l’HSCA (che sta per United State House Select Committee on Assassinations) che presentò un nuovo rapporto nel ’79.

Ebbene, le prove acustiche rilevarono ben 4 spari di cui 3 ad opera di Oswald, poco dopo ucciso dal criminale Jack Ruby, e un quarto frutto della mano di un altro cecchino che avrebbe fatto parte di un progetto più grande che renderebbe, quindi, plausibile la teoria del complotto.

Terminato questo giro, è inevitabile fare un salto anche al piano superiore. Al settimo piano c’è estrema libertà di scattare foto e di gironzolare. Nessuno si preoccuperà di controllarvi o di dirvi cosa fare e dove andare. In genere questo è un luogo di esposizioni di mostre contemporanee ma quando ci sono passata io c’erano soltanto due gigantografie, molto belle a dir la verità, del Presidente e di Jacqueline. C'è inoltre una finestra, speculare a quella del sesto piano dalla quale partì il colpo mortale, che guarda direttamente sulla piazza. 

Prima di andare via non dimenticate di lasciare un pensiero o un commento sul Memory Book che trovate all’ingresso. Anche quello diventerà parte della storia del museo.

Al piano terra, poi, se siete appassionati di gadget fermatevi a dare uno sguardo. La sezione quotidiani dell’epoca è davvero interessante. Infine, fate un giro al The Kennedy Daeley Plaza Memorial.

Le mie impressioni: il posto è speciale e la sensazione che ho avuto, e che forse ha chiunque visita il museo, è stata di grande amarezza. Qui si racconta di una ferita ancora aperta nel cuore dell’America e il mio suggerimento è che bisogna venirci con lo spirito giusto perché è un luogo che lascia ampio spazio alle suggestioni. Per questo dico che il Sixth Floor è oggettivamente un luogo bello e da scoprire ma va profondamente capito, perché è un posto dedicato a chi "sente" l’America e ama la sua storia.

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Melania Bifaro | Giornalista | Travel Blogger

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