GIAPPONE. Dotonbori: street food, luci e colori del quartiere dei divertimenti di Osaka

December 1, 2017

Prendete insegne giganti e fluorescenti, luci al neon e psichedeliche, musica ad alto volume, pupazzi a dimensione d’uomo che gironzolano tra la folla e mischiate tutto.

Benvenuti a Dotonbori, il quartiere dei divertimenti di Osaka, il luogo più bizzarro e colorato di questa splendida città, un posto quasi surreale, un’esplosione di energia, e dove si respira un misto di profumi: dal brodo alle grigliate di pesce e agli spiedini fritti.

Insomma, il regno dei colori, dei rumori e dello street food cittadino.

Dotonburi è sicuramente una delle mete più popolari e gettonate di Osaka. E’ un posto vibrante, sempre pieno di turisti e folle curiose incantate dinanzi ai bar e ai ristorantini che affacciano sul canale, che ne è il suo cuore pulsante.

Fiumi di gente, ad ogni ora del giorno e della notte, fanno su e giù nel quartiere per passeggiare, mangiare le specialità locali, fare shopping e godersi la vita notturna.

Osaka è stata la prima tappa del mio bellissimo viaggio in Sol Levante e Dotonbori il primo impatto col Giappone, il mio primo ricordo.

Un posto pieno di vita, amatissimo dai giovani, cuore della cultura culinaria della città, e dove un tempo le gheisha, nella parte più a nord della riva del fiume, intrattenevano i loro clienti.

Il quartiere – fermata Namba della metro - rapisce chiunque passa per una cosa innanzitutto: le sue immense e luminose insegne pubblicitarie, di differenti forme e grandezze e piazzate in ogni dove. Passeggiare nel quartiere vuol dire, per lo più, camminare col naso all’insù e con la macchina fotografica pronta, circondati da bancarelle che vendono di tutto. Tra i vicoli e a ridosso del canale ci sono, per esempio, le insegne più famose: il grande granchio del ristorante Kani Doraku, il famoso Atleta di Glico – spesso usato anche per celebrare eventi come la Coppa del Mondo -, il Taro Kuiadore, un clown meccanico che suona un tamburo.
Tra le tre, il granchio è oramai il simbolo del quartiere. Realizzato negli anni Sessanta, l’enorme crostaceo muove simpaticamente le sue chele e attrae un'infinità di persone.

Il canale Dotonbori, cuore vitale del quartiere, è stato spesso utilizzato come location di molti film ed è perennemente un set fotografico. Pertanto non meraviglia il fatto di ritrovarsi nel pieno di shooting e campagne pubblicitarie specie a metà giornata e all’imbrunire.

Anche tutta l’area attorno al canale è ricca di insegne luminose ma sopratutto di ristoranti molto carini che servono una straordinaria cucina regionale.

Perché se non lo sapete, quest’area è la preferita di chi ama mangiare. 

Ad Osaka, per esempio, ho scoperto pezzi importanti della cucina giapponese che mi mancavano. A parte il sushi, che ho trovato straordinario ed estremamente differente rispetto a quello che abitualmente mangiamo noi in Occidente, ho assaggiato per la prima volta i takoyaki, frittelle deliziose di pastella di grano e polpo che mi hanno immediatamente conquistata.

Poi, l’udon, una varietà di noodles più spessa e senza uova nell'impasto, che ho molto apprezzato anche in alcuni ristorantini di Tokyo. 

Infine, il piatto rivelatore in assoluto: il Ramen. L’ho mangiato per la prima volta in Giappone, e proprio a Dotonburi. Brodo bollente pieno di carne di maiale, uova, zenzero, spezie e una serie infinta di altri condimenti. Una delizia bollente gustata in una giornata di maggio dove la temperatura registrata era di 32 gradi all'ombra.

Tra le cose più curiose di Osaka e non solo, le file lunghissime proprio per mangiare il Ramen.

Dovete sapere che a Dotonbori vanno moltissimo le ramen machines, casse automatiche dalle quali è possibile scegliere il formato della scodella (piccola, media, grande), ovviamente a seconda del tempo a disposizione e dell'appetito, e aggiungere i condimenti disponibili (uova, carne maiale, verdure, e molto altro ancora). Basta attendere il proprio turno, più o meno lungo, e in pochi minuti si riesce a personalizzare questa zuppa squisita e buonissima.

Le indicazioni sono generalmente indicate anche in inglese, in caso contrario...affidatevi al caso!

Cercate solo di capire bene quali sono i condimenti piccanti perché si rischiano ustioni!!

Tra le altre specialità locali c’è anche il fugu, il velenoso pesce palla, che non ho provato, che viene servito in ristoranti particolari che espongono esternamente insegne che hanno la forma di questo pesce.

Le due sponde del fiume sono collegate da diversi ponti. Il più famoso è il ponte di Ebisubashi, proprio sotto la mitica insegna di Glico e che collega Dotonburi ai quartieri dello shopping Shinsaibashi-suji e Ebisubashi-suji.

Il fiume, inoltre, è percorso quotidianamente da piccoli battelli che regalano una bella vista sulla città. Ogni giorno orde di turisti si mettono in fila per un giro da nord a sud che offre una spettacolare vista sullo skyline di questo fantastico quartiere. Se avete un po’ di tempo, fatelo. Il giro è carino ed è particolarmente rilassante. Cosa in netto contrasto con la frenesia che caratterizza questo posto.

Se volete portare a casa qualcosa di tipico e siete appassionati di bambole e pupazzi, ecco: a Dotonburi avrete una scelta infinita, per ogni gusto e ogni tasca. Nei negozi ne trovate una bella varietà: da quelli buffi che hanno l’aspetto dei personaggi dei manga ai più spettrali teru bozu, le bambole amuleto anti-pioggia della tradizione rurale e folkloristica locale, dai gashapon alle kokeshi – che io adoro e che, ovviamente, ho comprato.

Giusto per dare qualche cenno storico su uno dei luoghi più famosi in Giappone, il quartiere assunse importanza nel XVII secolo, quando l’imprenditore locale Doton Yasui cominciò ad allargare i suoi confini lungo il fiume Umezu con l’intento di accrescere il commercio locale, creando un canale che collegasse le due sponde del fiume Yohori. Alla sua morte, i suoi cugini completarono il progetto ma fu Tadaki Matsudaira, l’allora padrone del castello di Osaka, a dare al fiume e al viale il nome di Dotonburi destinato poi a diventare il quartiere dei divertimenti di Osaka.

 

Vi segnalo, infine, la presenza nel quartiere del tempio di Hozenji, fondato nel 1637, luogo sacro che merita sicuramente una visita ma che, indubbiamente, contrasta con la modernità e la vivacità di questo luogo così inusuale e coinvolgente. 

Del resto, non c'è da meravigliarsi: Osaka, forse la meno quotata tra le city giapponesi, architettonicamente la più moderna tra quelle che ho visitato, è invece una piacevolissima sorpresa.

Ed è un posto in cui vale la pena fermarsi e approfondire. Ogni angolo è una scoperta.

 

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Melania Bifaro | Giornalista | Travel Blogger

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