STATI UNITI. Philadelphia, la città dove è nata la storia d'America

September 2, 2016

I can see America, tryng not to show her age...
even though the winds of changes, keep on blowin...

 

Sono arrivata a Philadelphia in uno splendido pomeriggio di maggio. La primavera è il periodo più bello - secondo me - per visitarla ma un posto, in ogni caso, quando è bello...lo è sempre! Dal finestrino del treno, all'ingresso in città, ho visto grattacieli altissimi, strade affollate, parchi e tanto verde. Mi è sembrato tutto immediatamente splendido. 

Ho sempre pensato che non bisogna lasciarsi condizionare dai giudizi altrui. Chi c'era già stato e mi aveva parlato di questa città s'era raccomandato di starci poco, mezza giornata al massimo...perché, tanto ti basta, perché Philadelphia è una città che non vale tanto la pena. Quando sono ripartita, mi sono chiesta molte volte il perché di quei giudizi così affrettati, di quella visione così miope - e forse anche un po' superficiale - di un posto che, invece, io ho trovato terribilmente affascinante, vivace, accogliente. 
Philadelphia è splendida, elegante, ordinata e al tempo stesso ritmica, sempre piena di gente, facile da girare e magnificamente attraversata dal Delaware River.
L'idea di ritrovarmi nella città in cui aveva avuto origine la storia d'America mi emozionava molto. E già questo, per chi ama l'America, o ne è semplicemente appassionato, fa molto la differenza.
Quando sono scesa dal treno, alla 30Th Street Station, ho avuto il mio primo tuffo al cuore. Questo posto in stile rinascimentale, risale agli anni Trenta e ha una hall interamente in Art Decò. Non è una semplice stazione, bensì è un vero luogo d'incontro, super organizzato, con una bella area a forma di L piena di ristorantini etnici dai quali arrivavano odori di ogni tipo, e di bancarelle che vendono frullati di frutta e verdura, hamburger grassi e strafritti arciconditi di patate e maionese, e boccaloni di caffè americano e birra.

L'America, eccola qui, tutta insieme, concentrata qui dentro, ho pensato. La stazione è molto curata, in perfetto american style. Spicca per la sua bellezza il Pennsylvania Railroad War Memorial, una statua dedicata ai lavoratori morti nella seconda guerra mondiale, completamente in lega di bronzo che, anche se non vuoi, ti fa ricordare quanto sia radicato il senso di patriottismo e appartenenza degli americani.

Fuori dalla stazione, verso Est, mi ha abbagliata la bellezza della città. Lo skyline di Philadelphia, da qui, è straordinario, a dir poco unico. Di quelle cose che, se pure non ci arrivi in treno, devi metterlo nell'itinerario delle cose da vedere per goderti il panorama. 

Lasciata la stazione, ho raggiunto l'albergo. The Latham Hotel, al 135 S della 17 strada. Praticamente al centro della città. E qui il centro è City Hall, tra Market Street e Broad Street: grandi e antichi palazzi, strade larghe, architettura elegante, negozi raffinati. Uno splendore.

A East di City Hall si estende un lungo vialone a forma di L, tutto verde, circondato da piante e parchi, su cui si trovano gli edifici più antichi della città e alcuni tra i luoghi più importanti della storia d'America. Qui si trova l'antica "Casa Bianca", quella in cui è stata scritta la storia degli Stati Uniti...
Al Visitor Center si recuperano gratuitamente i biglietti d'ingresso. Tutti i monumenti a Philadelphia sono gratuiti, per la gioia dei visitatori. Alla faccia di chi dice che in America fanno pagare tutto.

Davanti al VC, c'è la perfetta e bellissima ricostruzione della casa del Presidente, l’antica "White House", per intenderci, prima che quest’ultima fosse costruita a Washington. All’interno del museo è riposta la celebre Liberty Bell, bellissima, conservata e custodita come un tesoro intoccabile: quella che un tempo era una semplice campana che scandiva le ore in città, è diventata, poi, il simbolo della libertà e dell’indipendenza americana. 
A Chestnut Street si affaccia l’Independence Hall, circondato da grattacieli. Qui ci sono il Court Hall (il tribunale) e le stanze (due) dove è stata discussa e firmata la Dichiarazione di Indipendenza da tredici colonie britanniche dell’America Settentrionale. Una visita emozionante se amate davvero gli States. Per me lo è stata davvero. nel giro, mi sono ritrovata con una scolaresca e con un gruppo di canadesi di Vancouver simpaticissimi che seguivano con ammirazione ogni parola dei Rangers che ci hanno accompagnato durante il tour.

Calpestare quei pavimenti, salire quelle scale, vedere quelle aule...mi ha fatto uno strano effetto, ed ovviamente mi è piaciuto moltissimo. Mi ha portato indietro nel tempo, mi ha fatto rivivere un pezzo della storia d'America.  
Non molto distante c'è Arch Street. Ci si arriva a piedi in una manciata di minuti e se avete tempo vi consiglio anche una sosta al National Consitution Center, museo sulla storia degli Stati Uniti. 
La facciata è molto bella. E so che ne vale la pena. Io - ahimè - non ci sono stata, ho avuto troppo poco tempo. 
Nella mia mappa delle cose da vedere c'era anche la casa del padre fondatore Benjamin Franklin. La facciata su Arch Street e il piccolo portico che introduce al giardino interno sono ancora quelli originali. Il museo è una biografia multimediale e dettagliata di uno degli uomini che più fortemente ha influito sulla storia degli Stati Uniti. Tra Arch Street e la quinta strada c'è un piccolo cimitero circondato da una ringhiera di metallo che racchiude la tomba dei coniugi Franklin, sulla quale per tradizione si lanciano nichelini. 

Un posto suggestivo, che sono andata a scoprire al tramonto, è Elfreth’s Alley: una minuscola strada residenziale, patrimonio dell’Umanità e, per inciso, la più antica degli Stati Uniti. A quell'ora, con la luce aranciata del sole, quella strada antica, con i suoi mattoncini rossi, mi è sembrata ancora più bella, ancora più autentica. Ho immaginato le donne d'un tempo, coi lunghi gonnelloni, a spasso coi i bambini, i garzoni di bottega mentre portavano a braccio cartoni e attrezzi, e le carrozze trainate dai cavalli che scricchiolavano sui mattoncini...

Philadelphia, che è conosciuta anche come The Quacker City dal nome del suo fondatore, William Penn, che era un quacchero, capitale dello Stato della Pennsylvania, a poco più di 1 ora da Washington da un lato e a 1 ora e 15 minuti dalla mia amata New York City dall'altro, era un tempo anche chiamata “città dell’amore fraterno”. Philly è stata l’antica capitale degli Stati Uniti, la sede del primo Parlamento americano. E oggi, nonostante mantenga quel suo fascino di città bellissima, storica, centro della cultura americana, è anche un luogo effervescente in cui prolifera la nuova cultura globale, un posto in cui divertirsi, socializzare. Nella sua interezza, Philadelphia è e resta ancora una delle città più belle e visitate d'America. E sfido chiunque a dire il contrario.
Society Hill, per esempio, è ancora il quartiere simbolo di questa città che conserva, intatti e curati, i lineamenti dell’epoca della fondazione: strade acciottolate, portoni risalenti al XVIII e al XIX secolo, bandiere a stelle e strisce, targhe commemorative, e quel silenzio un po' mistico che fa pensare al tempo che fu. Ogni angolo racconta un pezzo della storia americana. Tanto che anche le moderne Society Hill Towers, tre bellissimi edifici residenziali che svettano elegantemente nel quartiere, perdono un po' il loro fascino rispetto a tutto il resto.

Molto carino sono l’Italian Market, il mercato italiano di Philadelphia, dove si trovano un sacco di cose buone Made in Italy, e il Gallery at East Market, centro commerciale dove assaggiare la cucina locale comprare qualcosa di molto americano da portare a casa.

Infinitamente bella è tutta la zona del lungo River. Dal Civic center ci si arriva con una passeggiata via Market street, la via più importante ma non più bella di Philadelphia, strada piena di contrasti in cui si incontrano cose, luoghi e persone molto diverse tra loro. Già lungo il Delaware, nella zona di South Street, si iniziano a vedere vedere le case più antiche e più basse, e si arriva poi nel cuore del colorato Queen Village. Un quartiere delizioso, molto curato, pieno di negozietti carini, bakery e ristorantini molto trendy. E di murales. Philadelphia in realtà è una città in cui domina la "street art" e nel mio prossimo viaggio programmerò un bel tour ad hoc. In effetti, grazie al The City of Philadelphia Mural Arts Program, artisti e comunità si sono unite per collaborare alla realizzazione di un progetto che mescola la storia dei luoghi proprio attraverso la street art, trasformando fantasticamente gli spazi pubblici. In circa 30 anni sono stati realizzati oltre  3 mila murales. Per non parlare, poi, delle case del Village: variopinte e folkloristiche.

Questa zona frizza, è poco battuta dal turismo, e si respira una bella aria gioviale. C'è gente da ogni parte del mondo che viene qui in vacanza e poi ci resta tutta la vita.

Tra le cose fatte, voglio anche segnalare un fantastico ristorante dove abbiamo cenato alla fine di una meravigliosa giornata in giro in città: Mixto, a Pine street, ristorante cubano/caraibico, dove abbiamo ordinato tonnellate di guacamole e paella e abbiamo bevuto e brindato al nostro viaggio con fiumi di vino rosso dell’Argentina.

Ho adorato Philadelphia anche per un'altra cosa. Sono una grande appassionata di Edgar Allan Poe...e qui, c'è il National Historic Site, la residenza dove lo scrittore e poeta compose e pubblicò alcuni dei suoi più grandi racconti. E se almeno una volta avete letto una delle sue meravigliose poesie (“A dream within a dream”, per esempio, è stupenda), non potrete fare a meno di chiudere gli occhi e sognare davanti alla sua casa...

 

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Melania Bifaro | Giornalista | Travel Blogger

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