DESERT SAFARI. Una corsa tra le dune di sabbia nel deserto di Dubai

September 7, 2016

Di tutte le bellezze naturali nel mondo, quella che più mi intriga, regalandomi un forte senso di libertà, immensità e appagamento è il deserto. Il deserto di sabbia, per l'esattezza. 

Ho visto molti deserti in questi anni. Il Sahara è quello che mi ha colpito di più per la sua immensità, dall’Egitto passando per la Tunisia e fino ad arrivare in Senegal. Poi quello libico, misterioso, e anche un po’ pericoloso, con le sue bellissime oasi e le pozze d'acqua. E ancora quello dell’Oman, con le sue dune altissime e la vegetazione rigogliosa. Senza dimenticare la Death Valley in California, dove avrei camminato per ore sulle Mesquites Dunes...

Il mio ultimo passaggio l’ho fatto a Dubai, con un tour nell’Al Hatta Desert, nell’area delle alte catene montuose di Hajar, a poco più di un’ora dal centro della città.

Non avrei mai potuto lasciare gli Emirati senza provare, anche qui, questa esperienza. Perché sebbene ne abbia visti molti, ogni volta mi sembra di vedere il deserto sempre come se fosse la prima volta.

Nonostante Dubai sia oggi una delle città più all’avanguardia nel mondo, ed offra ben altre cose da fare, ho constato che l’esperienza desertica resta qualcosa di irrinunciabile, un po’ per tutti, soprattutto per me.

Il safari, come lo chiamano da queste parti, è un’esperienza molto bella e divertente che consiglio assolutamente di fare. Prenotarne uno è anche molto facile. Io ho fatto un piccolo check prima di partire e ho prenotato online dall’Italia il nostro Dubai Desert Safari con Sharaf Tours, tour operator che opera direttamente su Dubai e che mi ha fantasticamente supportato anche in altre prenotazioni e trasferimenti interni. Un'escursione con tanto di servizio di pick-up in albergo. Come a dire che non dovevo preoccuparmi praticamente di nulla.

Sono partita dall’hotel in un pomeriggio di calore soffocante e aria irrespirabile. Io e la mia amica Laura non riuscivamo ad uscire dall’acqua: quel mare, con i 45 gradi di quella giornata, stava per diventare un miraggio e l'idea di tornare in camera e prepararci per il tour, in quei momenti, non ci piaceva nemmeno un po'! 

Alle 4 in punto, comunque, eravamo pronte: pantaloncini, snakers e macchina fotografica. Il nostro driver è venuto a recuperarci con la jeep proprio sotto l'Hilton.

In macchina c’era una famiglia indiana con papà, mamma e due bimbetti piccoli. Il papà lavorava da tempo a Dubai e parlava un inglese incomprensibile. Ho scoperto, poi, che moltissimi indiani, in questi ultimi anni, soprattutto ingegneri ed architetti, stanno lasciando l’India per lavorare negli Emirati. Benif lavorava lì da un anno e mezzo e la famiglia lo aveva raggiunto per una breve vacanza insieme. 

Durante il tragitto, mano a mano che procedevamo, il paesaggio ha subìto una metamorfosi. Sono spariti i grattacieli e ogni altro tipo di costruzione per lasciare posto solo al deserto e alle catene montuose circostanti.

Prima tappa, una piccola piazzola di sosta con un bar. In realtà è necessario fermarsi perché tutti i drivers devono sgonfiare le ruote della macchina, azione necessaria per affrontare le dune.

Lì si poteva anche provare il quad e fare un giretto sulle piccole dune del comprensorio. Ma questa cosa mi è parsa troppo turistica e tra l’altro l’avevo già fatto a Sharm. Così ho ripiegato su un gelato mezzo sciolto comprato in una specie di emporio vendi-tutto. Fuori, qualche bancarella che vendeva magneti, tagelmust, i tradizionali copricapo tuareg per ripararsi dal sole e dalla sabbia, oltre che il kefiah, il mega fazzoletto a quadroni rosso e bianco o rosso e blu che vedete nelle foto di tutti quelli che, almeno una volta nella vita, hanno fatto un safari nel deserto. Infine, qualche oggetto, abbastanza trascurabile, di artigianato locale.

Tornati in macchina siamo partiti, finalmente, con uno squadrone di altre 20 jeep, destinazione Desert Camp.

E lì...è iniziata la nostra vera avventura. Omar, il nostro driver, dopo averci fatto allacciare per bene le cinture di sicurezza, si è lanciato in una spettacolare guida sportiva tra le dune.

Per mezz’ora almeno abbiamo volato su enormi banchi di sabbia e slittato in curva, mentre la macchina procedeva piegata ora su un fianco, e il momento dopo sull’altro, e noi ce la ridevamo provando a sdrammatizzare per evitare malori a catena. Divertente, divertentissimo, si! Lo ammetto!

Semplicemente sarebbe andata meglio se non avessi mangiato niente prima di partire.

Alla fine me la sono cavata solo con un po’ di nausea. Ma l’esperienza mi ha ripagato di tutto. Tra l’altro è bastato scendere dalla macchina per qualche scatto e soccorrere un’altra macchina che aveva bucato per farmi tornare il sorriso. Dinanzi a me ho trovato uno spettacolo unico: dune di sabbia bellissime baciate dal sole che si perdevano, nell'orizzonte, a vista d’occhio.

A Dubai, a giugno, il sole tramonta abbastanza presto. E a un certo punto ho iniziato ad avere la sensazione che saremmo arrivati a destinazione troppo tardi. Invece Omar è partito nuovamente all’impazzata per raggiungere il campo tendato in tempo utile. Siamo arrivati scortati dai cammelli mentre il sole stava aspettando solo noi per tramontare. Io e Laura ci siamo sedute sulle dune a goderci lo spettacolo, e a fare tutte le foto che si possono fare in questi momenti! E’ stato splendido. 

All’interno del camp, intanto, avevano allestito tutto per la nostra cena. Ci hanno dato acqua, coca e succhi e abbiamo assaggiato una serie di pastelle fritte di riso ed eccezionali falafel. Una sorta di aperitivo, anche delizioso. 

Abbiamo fatto un piccolo giro in cammello e siamo nuovamente rientrate. Ho provato la shisha e rifumato il narghilè (non lo facevo dai tempi di Sharm...praticamente da sempre!) ritrovandomi stordita dopo 5 minuti.

E ho fatto un bellissimo tatuaggio all’hennè sulla mano sinistra. Qualcuno ha anche indossato i tipici abiti arabi, e devo dire che l’idea mi aveva allettata ma il caldo, in quel momento, mi ha fatto desistere.

Poi, finalmente, la cena. Ci hanno preparato qualunque cosa: dal riso all’hummus che era squisito, dal pollo piccante alle patate, dall’agnello al pane arabo. E poi pesce grigliato, dolcini al miele e datteri a volontà. Un’infinità di cose buone che abbiamo lasciato anche nei piatti tanta l’abbondanza...

Molto carino anche lo spettacolo dei danzatori. In realtà avrebbe dovuto esserci una bella danzatrice del ventre che però, per un malessere, aveva lasciato la scena – quella sera – ad un ballerino molto bravo che, tra le altre cose, ha volteggiato su se stesso, ininterrottamente, per quasi 5 minuti.

La temperatura, dopo cena, è diventata improvvisamente perfetta. Eravamo partiti col caldo, affrontando un’afa insopportabile. All’ora di cena, invece, eravamo tutti sdraiati e rilassati a goderci la fresca brezza del deserto col nostro bel piattone di pietanze arabe davanti. E quello del relax, a fine cena, che è esattamente il momento in cui vorresti restare di più...è invece quello in cui sei costretto ad andare via...

Comunque, l’esperienza della scorribanda sulle dune è da provare. Ci siamo divertiti molto, tutti. Tra l’altro, riflettendoci su, una cosa del genere è una di quelle che ti fa smettere di pensare che sei grande e permette che ti abbandoni completamente a te stesso godendoti ogni istante di quello che stai facendo. Una sensazione bellissima da vivere lì, nel deserto infinito, sotto un cielo pieno di stelle...

 

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Melania Bifaro | Giornalista | Travel Blogger

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