REPUBBLICA DOMINICANA. L’isola di Saona, la piscina naturale dei Caraibi

May 22, 2018

Volevo il paradiso e l'ho trovato ai Caraibi!

Il mio ultimo viaggio, qualche settimana fa.

Quando ho deciso che la mia destinazione sarebbe stata nuovamente la Repubblica Dominicana, sono stata con lo stesso pensiero fisso, ogni giorno, fino alla partenza: Saona, uno dei posti più belli visti in questi ultimi 15 anni, una delle isole tropicali più spettacolari dell’arcipelago delle Antille, nella regione de La Romana, con le sue spiagge di sabbia bianchissima, il mare turchese e una vegetazione smeralda e rigogliosa in ogni periodo dell’anno.

Voi immaginatela proprio così come ve la sto descrivendo questa piccola realtà caraibica, fatta di sabbia bianca e mare cristallino, interamente ricoperta di palme da cocco, poche case di legno sulla spiaggia che sono un unico villaggio con poco più di 400 anime che vivono di pesca, di coltivazione di canna da zucchero e cocco, qualche capanna e un mercatino dove i turisti fanno incetta di deliziosi oggetti di artigianato locale.

Un luogo incontaminato, dove lasciarsi andare alla lentezza del tempo, cullati dal rumore del mare, dal fruscio delle palme accarezzate dal vento. Un posto dove si vive di solo mare, di acqua azzurra, di nuotate sui reef, di quella vita semplice e languida che non lascia molto spazio ai pensieri, con quell'atmosfera lieve che solo questi piccoli Eden lontani dal mondo sono capaci di offrire. 

L'isola ha origini antichissime e ha avuto insediamenti umani quasi immediatamente. Fu abitata dai Taini, la prima popolazione locale proveniente dalla vicina Haiti, che si insediarono sull’isola che un tempo aveva il nome di Adamanay.

Saona fu scoperta da Cristoforo Colombo nel settembre del 1494 durante il secondo viaggio di esplorazione al Nuovo Mondo. Il nome le fu dato in onore della città ligure di Savona. Colombo, in perlustrazione della costa meridionale dell’isola di Hispanola, per mettersi in salvo da una tempesta in arrivo, colse il suggerimento di ripararsi con le sue caravelle sulle sponde di quel luogo ancora misterioso dal suo amico, in viaggio con lui in quella spedizione, Michele da Cuneo, il primo che l’aveva avvistata, originario proprio della cittadina ligure in cui Colombo stesso visse alcuni anni.

Colombo volle "ricompensare" il suo amico chiamando quel paradiso "la bella Saonese".

Durante il mio viaggio in Repubblica Dominicana, ho rivisto Saona con lo stesso entusiasmo della prima volta. L'idea di trascorrere ancora qualche ora su quelle spiagge stupende, di lasciarmi cullare dal mare, di seguire il profumo dei fiori e la brezza sulla pelle a tratti mi ha emozionata.

La mia prima volta a Saona è stata durante una bellissima crociera nel Mar delle Antille. Sette giorni da sogno sulle spiagge più belle dei Caraibi con tappa finale in Repubblica Dominicana.

Ma sapevo che sarei tornata, e così è stato.

Nel mio ultimo viaggio in questa terra speciale, che mi ha conquistata con i suoi colori, la musica, lo straordinario sorriso delle persone e...il sapore della frutta, il numero spropositato di palme da cocco, la perfetta conoscenza dell’italiano da parte dei locals e una miriade di altre cose, la mia prima tappa è stata proprio la splendida isola del Parque Nacional del Este.

Una giornata a Saona è qualcosa di davvero imprescindibile quando si viene da queste parti. E’ l’isola per eccellenza. I Caraibi, quelli veri.

Ancora selvaggia e priva di strutture ricettive, e io spero che resti così per sempre mantenendo integra la sua genuinità, è il paradiso per eccellenza. La sua bellezza è rimasta immutata nel tempo e ritrovarsi sulle sue spiagge, ammirare i pesci colorati vicino alla barriera corallina a largo di Canto de La Playa, passeggiare tra le stradine silenziose del villaggio di Mano Juan è quanto di più bello e autentico si possa fare.

Per raggiungerla vi consiglio di affidarvi a qualche buona agenzia della zona e farvi spiegare bene tappe e orari della giornata. Un’escursione a Saona deve essere ben organizzata perché il rischio è quello di ritrovarsi in spiaggia o in visita alle piscine naturali con altri 200 motoscafi.

E vi assicuro che non è proprio il massimo se desiderate qualche ora su un'isola deserta.

Tutti gli hotel e i resort di Bayahibe e dintorni organizzano la giornata sull'isola ma è pieno anche di piccole ed ottime agenzie gestite molto spesso da italiani che propongono tour davvero notevoli. Io ho scelto Mariposa Tour, a Bayahibe. Il piccolo ufficio è proprio all’uscita del Viva Whyndam Dominicus Resort. Gabriele ed Elena, i titolari, sono gentilissimi e, più di ogni cosa, nella scelta ho puntato all'orario di partenza: appuntamento per il tour alle 7.30 del mattino. Il modo migliore per arrivare in anticipo in ogni tappa e ritrovarsi a godere delle bellezze del posto da soli. Una cosa che non ha prezzo.

Abbiamo preso la barca direttamente a Playa La Laguna, la spiaggia accanto al Viva Resort, che per intenderci è la spiaggia del Faro Beach Club, un baretto carinissimo dove vi consiglio un aperitivo al tramonto. Il nostro era un piccolo motoscafo veloce ma tenete conto che ci sono anche imbarcazioni più grandi. Suggerisco in ogni caso uno speedboat o un catamarano se volete anche godervi la navigazione.

Si arriva a Saona partendo quindi da Bayahibe o Playa La Laguna, oltre che da Boca Chica, Juan Dolio, Bavaro e Punta Cana. 

Il primo stop lo abbiamo fatto nel Canale di Catuano dove è impossibile non immaginare quelle note Caravelle di Colombo che naufragarono sulle coste dell’isola prima della tempesta. Il mare qui è particolarissimo: total blue da un lato e verde-turchese dall'altro. Spettacolo.  

Ci siamo poi fermati in un posto che già qualche anno fa mi piacque moltissimo e che ho apprezzato rivedere ancora una volta: le piscine naturali. E non a caso si chiamano così: ci sono fondali bassissimi, l'acqua è di un verde molto intenso e c'è una concentrazione fittissima di palme. Il riflesso della luce che attraversa le piante che si specchiano nell’acqua rende i colori ancora più intensi. 

Un tempo qui c’era una distesa di stelle marine favolosa. Ricordo di averne viste a centinaia, a occhio nudo e a perdita d’occhio. Allora bastava scendere in acqua e mettere le mani sulla sabbia per tirarne su in quantità industriale. Belle, giganti, di un giallo aranciato acceso...erano l’attrazione principale. I tour operator locali ne portavano in superficie in continuazione per mostrarle ai turisti e scattare foto. Giusto tre secondi e le stelle tornavano in acqua.

Ma oggi è tutto cambiato. Perché, amici viaggiatori, sono morte tante stelle da allora. Tutte tirate su dall'acqua, dal loro habitat e passate di mano in mano per troppo tempo. E così, da qualche mese, con un’ordinanza regionale, queste bellezze del mare sono state definitivamente spostate nella parte in cui i fondali delle piscine naturali sono più alti e, per vederle, bisogna tuffarsi con la maschera e nuotare sott'acqua in cerca di queste bellezze del mare. Ecco, una cosa doverosa considerata la situazione. 

Le piscine sono bellissime di prima mattina, soprattutto perché il sole ancora non è bollente e si gode maggiormente della del posto quasi in esclusiva. Proteggete bene le spalle e la testa con solari potenti e un cappello. Qui si cammina nell’acqua, che arriva ai fianchi, e il sole picchia parecchio.

La mia prima volta a Saona sono stata a Playa del Gato. All’epoca in pochi arrivavano fin dall’altra parte dell’isola e quella, in ogni caso, mi parve una delle spiagge più belle del mondo.

Questa volta invece ho toccato la perla in assoluto di Saona, Canto de La Playa.

E qui, via con l'immaginazione! 

Perché se avete in mente un'idea del paradiso, se l’eden ve lo immaginate - che ne so - come una spiaggia bianchissima e immacolata, piena di palme piegate sul mare, con i colori dell’acqua misti tra il turchese intenso e il verde smeraldo, più una serie di altre sfumature che forse non riuscireste nemmeno a descrivere, ecco: siete arrivati!

Canto de La Playa è un posto spettacolare. Quando ci siamo arrivati eravamo soli: c'erano un’unica casa di legno sulla spiaggia, un cavallo, un asinello e qualche abitante che ha tentato di venderci olio di cocco e collanine. Dopo poco più di un’ora sono arrivate le prime barche ma noi avevamo già goduto del silenzio e della bellezza di questo luogo magico.

Se amate i fondali, portate maschera e boccaglio e fate una nuotatina sulla barriera. Troverete bellissimi pesci colorati, stelle marine e, con un po’ di fortuna, qualche tartaruga.

Ma Saona non è solo sabbia bianca e mare. A Saona c’è un piccolo villaggio di pescatori, un luogo delizioso di case sulla spiaggia, tutte in legno, colorate. Alcune sono piccole opere d’arte che fanno capolino tra le palme. E’ il villaggio di Mano Juan, l’unico vero centro abitato. Poche centinaia di persone, perlopiù donne e bambini, una scuola, una chiesa, la stazione di polizia, piccoli negozi che vendono acqua e riso, qualche baretto che suona musica caraibica da far girare la testa e un piccolo mercatino di prodotti artigianali proprio sulla spiaggia. Ci trovate parei, collanine, magneti, oggettistica in legno, olio di cocco e ogni cosa che abbia i colori dell’arcobaleno.

L’acqua a Mano Juan è spettacolare. Ci si arriva con la barca che si ferma direttamente sulla sabbia, e nella parte antistante il villaggio ci sono un po' di tavoli in legno con le panche, stile pic-nic, utilizzati dai turisti a pranzo. E noi ci siamo fermati proprio lì per un ottimo lunch a base di spaghetti all’astice e aragosta alla brace. Una delizia che non sto a dirvi. Mai altrove il pesce ha avuto sapore migliore.

Qui vivono di pesca e di coltivazione di piccoli orti, di canna da zucchero e palme da cocco. Vi consiglio, a tal proposito, di acquistare olio o prodotti a base di olio di cocco che producono direttamente le donne del villaggio. E’ fantastico per la pelle del viso e del corpo e, soprattutto, per i capelli.

Comprate anche burro di cacao e cioccolato, ma in ogni caso si tratta di prodotti che troverete ovunque.

A Mano Juan ci siamo anche fermati al centro di accoglienza e protezione delle tartarughe marine.

E' facile trovare piccoli e simpatici esemplari di questi adorabili rettili che nascono nell’isola ma quando ci siamo andati noi, ahimè, non abbiamo trovato nemmeno una tartarughina. Però devo dire che le foto che occupavano le pareti della capanna di paglia e palme incorniciavano momenti bellissimi “dell’uomo delle tartarughe” – che, incredibile ma vero, non ha più un nome o meglio lì nessuno lo ricorda più e allora lo chiamano tutti così – in tantissimi luoghi dell’isola con le sue piccole amiche.

Qui sembra d’essere in un  altro mondo, di vivere in un’altra dimensione. Il mare è talmente cristallino che si vedono i pesci ad occhio nudo. Ci sono più rocce che a Canto de La Playa e forse, anche per questo, non ci sarà mai il rischio di trovarci le alghe.

Ho adorato passeggiare nelle stradine del villaggio. la gente ci guardava da lontano ma era sempre pronta ad un sorriso e a un sguardo gentile.

E mentre camminavo mi chiedevo se è possibile davvero vivere tutta una vita in una piccola casa di legno a colori, con il patio sulla sabbia, in riva al mare. Io so che se lo avessi chiesto alla gente di Mano Juan mi avrebbe risposto di si. Lì forse nemmeno la immaginano la vita frenetica che facciamo noi.

Lì vivono una vita semplice, essenziale.

Fermarmi con loro è stata una delle cose più naturali del mondo. Parlare con le donne del villaggio e ricevere un sorriso è un dono straordinario per l'anima e il cuore. Qualcosa che non ha prezzo.

Nella giornata a Saona non mancate di passare al bosco di mangrovie, gli alberi scenici e particolarissimi che crescono in una parte del litorale dell’isola e che esprimono tutta la bellezza dei mari tropicali. Le barche, in genere al rientro, passano lentamente tra le mangrovie ed è incantevole la sensazione di ascoltare il rumore delle onde che si infrangono sulla barca e il fruscio delle foglie tanto si passa vicino. In alcuni casi si riesce persino a toccarle. Qui si annidano tanti uccelli e molti sono rare specie protette dagli operatori del Parque Nacional Del Este di cui l’isola di Saona fa parte. Una meraviglia. 

Sulla strada del rientro abbiamo anche notate alcune piccole grotte nella parte più a nord est dell'isola. Lì si nascosero i Taini all'arrivo degli Spagnoli. 

Saona...meravigliosa Saona.

Spero, amici viaggiatori, per un attimo di essere riuscita a farvi chiudere gli occhi facendovi sentire il rumore del mare, il sole bollente sulla pelle, l’odore delle aragoste grigliate, il profumo dei cocchi appena raccolti...

Questo è un posto che porterò nel cuore. Soprattutto perché quella giornata è stata speciale. 

Il tour è stato molto carino, siamo stati anche fortunati perché eravamo in ottima compagnia.  L’escursione dura tutto il giorno, costa circa 60 dollari, con il pranzo incluso. Potete prenotare direttamente sul posto o contattare l’agenzia scrivendo una mail a questo indirizzo.

Unica cosa che non avrei fatto del tour, ritornare alle piscine naturali nel pomeriggio, dove abbiamo trovato una bolgia di barche e di gente, musica a volume altissimo, e l’idea sfumata del paradiso.

Dopo una giornata come quella, ritrovarmi a fare “zum zum” nel caos totale a suon di Vitamina R (il Rhum locale, che è delizioso e ve ne offrono in abbondanza durante tutta la giornata) non mi ha fatto impazzire. Per fortuna siamo rimasti lì solo mezz'ora, e abbiamo passato il tempo a cercare le bellissime stelle marine di cui vi ho già detto.

Voglio darvi un’ultima dritta. Saona è un’isola immacolata e selvaggia. Non ci sono hotel e non si affittano case ma se avete voglia di vivere una vera esperienza di contatto con la sua gente e la sua natura esplosiva passando una notte sull'isola, ospiti dei pescatori che vivono sulla spiaggia, scrivete ad un'altra agenzia locale, Baya Tour, guidata da Stefano, che organizza tante cose divertenti (con lui sono stata a Santo Domingo e ho fatto il Safari, ma propone anche la giornata a Saona ovviamente). Scrivetegli a questo indirizzo e potrà aiutarvi a realizzare un piccolo sogno: addormentarvi al chiaro di luna e svegliarvi all’alba in una casetta di legno in riva al mare. Enjoy!

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Melania Bifaro | Giornalista | Travel Blogger

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