• Melania Bifaro

MAROCCO. La magia della Città Rossa: cosa vedere a Marrakech in due giorni


La mia prima volta in Marocco inizia così. Così mentre sorrido, di spalle, faccia al sole e al mondo, su questa terrazza a Marrakech che non fai in tempo ad affacciarti che ti spara come un cannone dentro uno spettacolo multisensoriale: il cielo che prende fuoco al tramonto, l’odore intenso del thè alla menta che inzuppa l’aria, il frastuono indigeribile di voci e rumori e la frenesia di chi prova a conquistare un posto in prima fila per gustarsi le emozioni di questa babele. Jamaa el Fna, la piazza della Medina, l’ombelico della Città Rossa, l’incontro dei Souk con la Qasba. Una baraonda di incantatori di serpenti, ammaestratori di scimmie, maghi, danzatori, musicanti, erboristi, cantastorie e chiromanti, e un mucchio di venditori urlanti e bancarelle di frutta e datteri, stoffe e ceramiche, pellami e ciabatte che rendono questo luogo uno dei più affollati e caotici sulla Terra. Non c’è uomo che non ne abbia sentito parlare e non esiste viaggiatore che non sia passato di qui. Marrakech è di quelle città che ci metti piede e le ami, senza restrizioni. Perché la vita di ogni giorno è come uno show stravagante che si ripete. Perché Marrakech è un posto che sembra sempre uguale ma che, invece, cambia. Cambiano i colori, le voci, i rumori. Cambia la gente che va e che viene, che passa e si ferma, che osserva e che ascolta, che tocca e che mangia. Marrakech è un’esperienza incredibile, è una babilonia cristallizzata nelle sue tradizioni, intoccabile, è reale e fantastica allo stesso tempo. Ed è magica. Magica!

Il mio viaggio a Marrakech è stato sorprendente.

Nel senso che io davvero non mi aspettavo un fascino così dirompente, un’atmosfera pazzesca e un miscuglio di odori, rumori e luci che mi sono entrati dentro senza nemmeno chiedere il permesso.

Ci siamo ritrovate in tre – io, Antonella e Sara – a vivere un’esperienza seppur breve ma intensa e speciale. Perché questo posto è così: o lo ami o lo odi.

O ti entra dentro e non vorresti più andartene o la detesti fino al punto da ritrovarti a contare i minuti che ti separano dal volo di rientro.

Ovviamente noi, Marrakech, l’abbiamo adorata.

Sarà perché abbiamo deciso di vederne il meglio ma anche di godere del tempo a disposizione – poco per la verità, 3 notti pari ad un intero weekend - senza preoccuparci di correre troppo per non perderci l’imperdibile.

Perché l’imperdibile di un luogo, poi, secondo me, è l’essenza che riesci a percepire.

E’ l’anima che luoghi e persone riescono a trasmetterti. E questa è una cosa personalissima che ho imparato nel tempo e che non ha assolutamente bisogno di fretta ma, anzi, di attenzione e riflessione.

E quindi, ve lo racconto così questo weekend in questa città a colori che ha segnato la mia prima volta in Marocco. Paese in cui ho desiderio di tornare per poterlo davvero scopire come merita.

Partiamo da Napoli in un tardo pomeriggio di venerdì di settembre con un volo Ryanair acquistato non proprio per due lire - credo sia una delle compagnie aeree low-cost meno low-cost che io abbia mai sperimentato in questi anni - ma che in compenso aveva un orario comodissimo.

Ci ritroviamo in aeroporto, l’ultima ad arrivare è Antonella dopo un bel viaggione dalle Marche fatto in Bla-Bla-Car (lo proverò anche io prima o poi, lei si diverte da morire!).

Volo puntualissimo e a Marrakech c’è ad attenderci una macchina mandata dal nostro Riad.

Primo consiglio: l’aeroporto di Marrakech è un po’ una baraonda: zeppo di auto private e taxi, quindi spostarsi non è un problema ma se riuscite a contattare la struttura che avete prenotato, manderanno certamente qualcuno a prendervi. Giusto perché si fa prima e non si perde l'orientamento.

La nostra macchina si ferma all’ingresso della Medina e l’autista ci lascia a due ragazzi che scoprirem essere i due cardini del Riad Spice.

Pochi passi e il colpo d'occhio è strepitoso: il Riad Spice è una dimora meravigliosa, tra l'altro appena inaugurata.

I ragazzi sono gentilissimi. Ci offrono thè alla menta e biscotti al burro. E poiché eravamo anche affamate ma alle undici di sera nessun ristorante ci avrebbe preparato nemmeno un’insalata, improvvisano una cenetta a base di frittata, verdure e salse marocchine, con un po’ di frutta.



MARRAKECH: GIORNO 1

Il nostro primo giorno a Marrakeck inizia con calma. Anche perché alla fine di settembre abbiamo vissuto il più caldo weekend in assoluto degli ultimi 20 anni. E a noi non è rimasto che rassegnarci al calore.

Certo non è semplice iniziare la giornata con 40 gradi già alle 8.30 ma dinanzi ad una Moroccan Breakfast servita in terrazza vista città è stato superato ogni timore.

Pronte per il nostro giro, dopo 12 mila foto al Riad e un telefono cellulare consegnatoci dallo staff con i numeri d'emergenza da chiamare qualora ci fossimo perse, usciamo alla scoperta della città.

A dire il vero non ho avuto voglia, dal primo istante, di mettere le crocette sulle cose da vedere.

Piuttosto abbiamo studiato un itinerario di massima interrotto ripetutamente da soste dentro il Souk.

Perché il nostro Riad, posizione strategica nella Medina, è il punto di partenza per attraversare tutta la città vecchia che si sviluppa tra abitazioni, negozi, Spa, dimore storiche e i souk a colori.

Ed è sui Souk che vorrei un attimo soffermarmi perché sono stati, nel nostro viaggio, la parte più bella e intensa da vivere e da raccontare. Non tanto per le cose stupende da comprare (lo sapete già che i souk sono tanti e vendono cose differenti, vero?) ma per l’atmosfera, il brulichio di gente, il frastuono dei carrettini, l’odore forte dell’argan e delle spezie, le voci e il miscuglio di gente.

E poi, la simpatia, l’allegria, e l’ospitalità di ogni singola persona incontrata nei negozietti dove ci siamo fermate, dove si parla perfettamente l’italiano e dove provano a venderti qualsiasi cosa. Ma poi, con la stessa simpatia, sono capaci di farti mille sorrisi se vai via senza acquistare nulla.

E se invece compri, devi stare lì a contrattare fino allo sfinimento perché quasi quasi si offendono se non lo fai. E, infine, la cosa bella sapete qual è stata? Che al termine del nostro weekend, nel quadrilatero intorno al nostro Riad, ci conoscevano tutti, ci salutavano ad ogni passaggio (più volte al giorno) e ci chiamavano anche per nome. Insomma, un calore e un’accoglienza davvero speciali.

Prima tappa della giornata, tra un mercato e l'altro (delle spezie, delle stoffe, della frutta secca, della pelle, della ceramica e di tutto quello che qui è umanamente vendibile), il meraviglioso Jardin Secret, piccola perla di Marrakech.

Un antico Riad oggi trasformato in un museo giardino che è un polmone verde nel cuore della Medina.

Il giardino esotico, che non tutti conoscono e al quale non sempre si dedica una sosta, è stato realizzato dal paesaggista inglese Tom Stuart-Smith. E’ un’oasi in cui ristorarsi nelle giornate più calde, è pieno di verde, silenzioso, ricco di alberi e fiori, di padiglioni e percorsi piastrellati di giallo e d’azzurro e con una particolarità: l’aver mantenuto l’essenza della sua struttura storica con le stesse canalizzazioni dei bacini d’acqua, le vecchie mura e la torre alta che svetta sulle Medina e che offre una splendida vista.

Il giardino è tra i più apprezzati del Marocco e nel mondo e ci trovate piante che provengono da tutti i continenti (dall’acacia all’aloe alla jacaranda) e che inebriano l’aria di tanti profumi. Un posto da vedere!

Tra negozietti e bancarelle di frutta - abbiamo assaggiato spremute di melograno buonissime, vi consiglio di assaggiarle insieme anche ai frullati misti - arriviamo sotto la Moschea della Koutubia, l’edificio religioso più conosciuto a Marrakech.

Il suo minareto è uno spettacolo. Tra l’altro è il gemello del minareto di Siviglia, quello della famosa e bellissima Giralda per intenderci (se volete info su Siviglia, legget il mio articolo cliccando qui).

Purtroppo non siamo riuscite ad entrare. La Moschea è ad uso esclusivo dei musulmani e noi eravamo arrivate, tra l’altro, nell’ora della preghiera. Un peccato considerando la bellezza della struttura.

Voglio però segnalare una curiosità: dinanzi alla Moschea ci ha fermate un ragazzo molto simpatico, una guida locale con tanto di tesserino del Governo marocchino che ci ha invitate a entrare con lui nel pomeriggio, coprendo capo e corpo come fossimo locali.

Una cosa strana per noi eppure ci dà appuntamento al pomeriggio e intanto pure qualche dritta, inclusa quella di una visita in una farmacy che altro non è che un’Associazione di donne marocchine (la sede è ubicata sotto i porticati, nei pressi della moschea) intente a lavorare l’argan e tutti i prodotti naturali e di bellezza del Marocco.

Inutile dire che ci siamo fiondate in quel luogo lasciandoci incantare da quelle donne che, proprio in quel momento, estraevano i semi di argan. Cosa che avevamo visto già fare nel souk ma che in quella farmacia ha avuto un sapore in più.

Risultato: abbiamo acquistato quantità industriali di argan in olio, pasta e compresse. E poi sieri di bellezza a base di fico, di avocado e altre piante, oltre che thè alla menta e tisane rilassanti. Un vero e proprio tuffo nel regno del relax e della bellezza. Cosa che ci ha fatto completamente dimenticare del nostro appuntamento alla Moschea con la nostra guida amica.

Così, perso il meeting point, sempre a piedi, abbiamo raggiunto le Tombe Saadiane, ad oggi considerate il "tesoro scoperto" della città.

Le tombe sono un gioiello dell'età d'oro di Marrakech, un patrimonio che risale al sultano saadiano Ahmed Al Mansour. L’architettura è tipicamente andalusa e il piacere di ritrovarmi in questo posto bellissimo che inevitabilmente mi ha rievocato il mio viaggio a Siviglia con la mia famiglia, mi ha dato una piacevolissima sensazione.

Le tombe ospitano le sepolture dei sultani della dinastia nel corso di due secoli; ci sono anche le tombe dei membri della loro famiglia, i loro servi e soldati, ovviamente sepolti in aree distinte dei giardini.

Per molto tempo la necropoli fu dimenticata ma all’inizio del secolo scorso le tombe furono riscoperte durante un sorvolo in aereo e indagini topografiche e sono tornate a splendere.

Il sito non è molto grande e si visita in un’ora al massimo. Fermatevi nelle tre sale principali (la Sala Mihrab di fronte alla Mecca, destinata alla preghiera; la Sala delle 12 colonne dove ci sono i resti del sultano e la sua tomba è circondata da quella di suo figlio e di suo nipote, ed è in assoluto la sala più bella e ricca; la Sala de Princes, dove ci sono le tombe dei bambini e delle mogli).

Il giardino funebre sembra un piccolo labirinto e la visita risulta molto piacevole.

Dopo le tombe, ancora a piedi tra Medina, Souk e shopping. Ci fermiamo in un posticino delizioso per una velocissima pausa pranzo, una sorta di pasticceria/rosticceria. Non saprei darvi le coordinate esatte, eravamo talmente affamate che non abbiamo fatto caso a niente, se non a quello che abbiamo visto in vetrina e che ci ha attirato dentro come una calamita.

Tappa successiva, e sempre imperdibile, il meraviglioso Palazzo El Bahia.

Avete presente il palazzo dalle mille e una notte?

Ecco, quello. E non si può visitare Marrakech tralasciando questo posto. Noi ci siamo arrivate un’ora prima della chiusura, abbiamo fatto una visita di corsa – merita davvero un po’ di tempo in più – seguendo alcune guide locali che davano informazioni ad altri gruppi. Il palazzo fu costruito alla fine dell’Ottocento dal Gran Visir Sidi Moussa e una volta completato risultò essere il più ricco del regno.

Anche qui a fare da maestra c’è l’architettura andalusa. La struttura riprende la struttura del labirinto ma senza un ordine preciso. Le sale sono splendide e il palazzo è ovviamente pieno di piastrelle, intarsi, vetri colorati, portoni e colonne stupende.

Giardini e cortili sono pieni di aranci, gelsomini, fontane e maioliche da far girare letteralmente la testa. Le sale ricevimento sono rivestite in maiolica di Tétouan e sormontate da soffitti in cedro dell'Atlante. Gli appartamenti sono in legno con sfondo rosso e le finestre sono ricche di gessi e stucchi. E poi tappeti, pouf, poltrone e oggetti luccicanti che rievocano i tempi d’oro del Visir.

La visita al palazzo chiude il nostro giro visite.

Ricordatevi che entro le 18, in genere, palazzi, musei e attrazioni terminano le loro attività. Quindi, se avete voglia di vedere qualcosa in più, anticipatevi.

Ritorniamo nuovamente nei vicoli della Medina e puntiamo dritto al cuore della città vecchia, la mitica Piazza Jaama El Fna.

Dicono che il tramonto sulla piazza sia bellissimo e di certo non vogliamo perderlo.

Così ci arriviamo attraversando fiumi di gente, bancarelle, incantatori di serpenti, venditori, tatuatrici, e chi più ne ha più ne metta. Un luogo completamente diverso da come ci era parso in mattinata.

La piazza è il cuore della città, il centro nevralgico della Medina. Il suo tratto distintivo più affascinante? La radicale trasformazione dal giorno alla notte ma sempre con la stessa anima e la stessa fiumana di gente che la percorre senza una precisa direzione.

Noi abbiamo scelto la terrazza del Le Grand Balcon per goderci lo spettacolo. Posto modesto, a dirla tutta, ma con una terrazza con vista strepitosa.

Ci siamo avviate con un po’ di anticipo per guadagnare un posticino in prima fila. Scelta azzeccatissima perché nel giro di mezz’ora una folla stratosferica ha riempito la terrazza tanto da non far entrare più nemmeno uno spillo. E lo spettacolo da qui, guardando questa foto, ditemi: com’è?

Di rientro al Riad, abbiamo attraversato la Medina.

Non nascondo che il calare della sera ci aveva messo pensiero. Camminare nella Medina all'imbrunire, senza conoscere bene la strada può sembrare azzardato ma a quell'ora i negozi sono ancora aperti, la gente è sempre lì che ti vede e ti riconosce, nei vicoli c’è ancora fermento e l’atmosfera tranquilla rende piacevole la passeggiata. Percui il rientro è stata la perfetta conlcusione della nostra giornata.

Prima di cena, un thè in piscina, quattro chiacchiere e poi cena in un ristorante molto bello che avevo prenotato via mail prima della partenza: Le Foundouk.

Un’esperienza meravigliosa: cena sulla terrazza con vista sulla Medina, luci basse, candele e la miglior cena marocchina che si possa immaginare a base di Moroccan Salad, Tajine e tutta una serie di altre pietanze eccellenti. Posto consigliatissimo.

MARRAKECH: GIORNO 2

Un altro giorno a Marrakech, un altro giorno che inizia col termometro a 40 gradi. Terribile? Ma no, forse perché non sapete che io adoro svegliarmi sentendo il calore della giornata e pensando al cielo azzurro.

Colazione marocchina al Riad, tuffo in piscina e siamo pronte per una nuova giornata.

Direzione? Le Jardin Majorelle, uno dei luoghi più conosciuti della città.

Di quelli che non sei stato a Marrakech se non passi di lì.

Durante il cammino per prendere il taxi cerchiamo disperatamente di prenotare un Hammam nel pomeriggio in una delle Spa della Medina. Pensate sia facile? No, se volete farlo in giornata e le giornate sono quelle del weekend.

Consiglio: organizzatevi per tempo o sarete costretti a rinunciare alla Spa che avete puntato.

La Medina è piena di centri benessere ma i posti più belli vanno a ruba subito e infatti…noi ci siamo dovute adeguare scegliendo poi un altro luogo pur di provare il mitico bagno della tradizione islamica.

Vorrei specificare che la Medina è piena di Hammam pubblici (non ci sono solo Spa, ovviamente) che garantiscono "un’esperienza molto reale", molto local direi. Ma la verità è che non tutte offrono il massimo dell’igiene e, oltretutto, bisogna preventivamente organizzarsi in autonomia con il necessario (incluso spugne e asciugamani).

Sinceramente, siamo passate dinanzi a diversi bagni pubblici e non abbiamo proprio preso in considerazione di fare la nostra esperienza benessere in quei luoghi.

Proprio perché trattandosi di esperienza benessere, volevamo che benessere fosse.

In taxi, abbiamo raggiunto le Jardin Majorelle attraversando la città vecchia e osservando dal finestrino qualche pezzo della città nuova.

Le Jardin Majorelle è senza dubbio uno dei posti più particolari di Marrakech, una sorta di icona della città. Super gettonato, ultra fotografato, questo luogo è molto di più che un giardino dipinto di cobalto e di giallo. Ogni cosa è esattamente al posto giusto, come in un miscuglio perfetto di luci, ombre e colori che provocano, agli occhi e al cuore, particolari suggestioni. Cactus enormi, fiori di loto, gelsomini, bouganville, palme, ninfee, agavi, e una varietà incredibile di piante esotiche spezzate da fontane tappezzate di maioliche stupende e piccoli laghetti, rendono il giardino - che deve il suo nome all’artista Jacques Majorelle, che realizzò un vero e proprio giardino botanico con la sua collezione esclusiva di piante tropicali – uno dei luoghi più colorati, e chiacchierati, del Marocco. Fosse altro che negli anni Ottanta il giardino è stato acquistato da Yves Saint-Laurent e Pierre Bergé, che lavorarono a lungo per restaurare la villa centrale, oggi aperta al pubblico, e che ospita anche il Museo di arte islamica di Marrakech, il Museo berbero e il Museo Yves Saint Laurent appunto. Qualcosa che non dovete assolutamente perdere.

Il luogo, poi, è instagrammabile come pochi, possiede un enorme fascino ed è perfetto per ripararsi, se ci andate di mattina, dai bollori del sole marocchino e respirare l’inebriante profumo di Marrakech.

Vi consiglio di fare un giretto, quando sarete fuori e dopo aver visitato tutto, nei dintorni perché ci sono alcuni negozi davvero molto carini che vendono oggettistica esclusiva da portare a casa e da regalare e qualche ristorantino e bar dove rifocillarsi un po’.

Di rientro dai giardini, ritorniamo in quella Medina che ruba il cuore.

Vi garantisco che è uno dei luoghi dove passerete più tempo, e non solo per i negozi da vedere ma perché l’atmosfera è pazzesca, si respira una bella aria familiare, tutti sono molto gentili e hanno il sorriso stampato sulle labbra.

La bellezza di questo posto è perdersi, senza sapere esattamente dove si sta andando. Quello sarà il momento migliore per scoprire angoli e scorci che non avete ancora visto e incrociare una fiumana di gente che si ritroverà tutta nella baldoria della mitica Jamm el Fna.

E veniamo all'Hammam. Che dire se non che…è stata un’esperienza “strong”?

Volevamo un trattamento coi guanti bianchi e, per la gentilezza, lo abbiamo ricevuto. Ma abbiamo vissuto l’hammam in maniera davvero tradizionale, nonostante la scelta fosse ricaduta sulla Spa di un hotel a cinque stelle.

La mia prima volta, in realtà anche per le mie amiche, e non sapevo esattamente come sarebbe stato.

Ammetto che alla fine, dopo circa un’ora di “lavaggio” in tre, la sensazione di benessere è stata immensa. Ma è il “durante”, forse un po’ troppo virulento, che mi ha lasciato qualche perplessità.

La nota positiva? Lo shampoo e l’impacco ai capelli con prodotti all’argan naturale che mi hanno regalato una capigliatura naturalmente riccia ma morbida come mai.

La nostra ultima notte l’abbiamo trascorsa al Riad. Ci siamo lasciate coccolare dallo staff del Riad Spice che ci hanno preparato una magnifica cena marocchina sulla terrazza.

In realtà per l’intero weekend non ho fatto che lasciarmi andare alla fluidità e alla leggerezza di questa città.

Vi ripeto da un po' che ho smesso da tempo di correre per non perdermi nulla.

Più passa il tempo e più mi rendo conto che la bellezza delle cose e dei posti è nella semplicità, nelle piccole cose, nelle persone che rendono un luogo più o meno speciale, e in generale ho imparato a focalizzarmi su tutto ciò che a volte nemmeno ci soffermiamo a valutare perdendoci pezzi importanti della nostra vita e dei nostri viaggi.

E come meglio avrebbe potuto concludersi questo fine settimana se non sotto il cielo stellato di Marrakeck, tra un’insalata marocchina, un ottimo tajine e una crema di avocado speziata, chiacchierando con due amiche del cuore e pensando già al prossimo viaggio?




DORMIRE A MARRAKECH - RIAD SPICE

Ve ne ho già parlato nell’articolo ma il Riad Spice, merita una menzione a parte.

Scegliere dove dormire a Marrakech non è semplice, la città è talmente piena di posti bellissimi che ogni Riad sembra essere quello giusto.

Io ho scelto Riad Spice per due motivazioni. La prima è che la casa è nel cuore della Medina. La seconda, che era stato aperto giusto qualche giorno prima e mi incuriosiva l’idea di “inaugurare” un posto nuovo, sicuramente bello e curato, di cui poter raccontare. Tra stucchi, antichi portoni in legno, cuscini e tappeti multicolor, arredi preziosi e candele, avvolta tra gentilezza e sorrisi che fanno bene all’anima, il Riad è una meravigliosa abitazione dove ci si perde tra stanze e scale che si rincorrono come in un labirinto, tra lanterne e piastrelle, che affacciano sulla corte centrale dove c'è una bellissima piscina e arrivano sino in cima, su di una meravigliosa terrazza che guarda il cielo e un pezzo della Medina. Queste case bellissime sono un pezzo della cultura del Maghreb. Qui ha vissuto, per diciassette generazioni, la famiglia Ahansal, antica e rispettata casata di Marrakech. Il Riad è bello e centrale. Le camere sono curate e spaziose (noi eravamo nella Vanilla Room), la colazione è eccellente e il personale ha una gentilezza e un'attenzione per l'ospite che raramente ho trovato altrove. Il Riad è accanto alla Moschea di Ben Youssef, a 10 minuti a piedi da Jaama El Fna, dentro il souk. Più di così...


- Note Legali

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Melania Bifaro | Giornalista | Travel Blogger

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